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Weekly Economic Monitor

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11 gennaio 2019


Il punto

Brexit: il 15 gennaio il Parlamento sarà finalmente chiamato a votare sul Trattato di Recesso dall’UE. Si prospetta una sconfitta del governo.
Il piano alternativo potrebbe essere presentato entro tre giorni, in base a una mozione approvata questa settimana, invece che entro 21 giorni.
L’unico piano alternativo di sicura implementazione è quello di managed no-deal Brexit.
Le altre opzioni, come quella di indire un nuovo referendum, richiedono
(1) il formarsi di maggioranza bipartisan,
(2) collaborazione del governo,
(3) un’estensione ampia del periodo negoziale oltre il 29 marzo (anni, non mesi).
Una crisi di governo e nuove elezioni, possibili in caso di ampia sconfitta, renderebbero la situazione ancora più aggrovigliata.
Area euro: le sorprese negative dai dati riflettono ancora fattori transitori, l’Eurozona crescerà al potenziale già nel 2019, meno rispetto alle stime BCE, ma non è recessione.
Federal Reserve: tutti i recenti interventi dei partecipanti al FOMC hanno sottolineato che è opportuno essere pazienti e attendere prima di muovere ancora, pur mantenendo un sentiero dei tassi in limitato rialzo.
Per ora, quindi prevediamo una pausa di qualche riunione nel sentiero dei tassi.
Anche i verbali della riunione di dicembre mostrano un FOMC “paziente e flessibile“.

 

I market mover della settimana

Nell’Eurozona il calendario della terza settimana di gennaio è abbastanza povero di dati.
Il focus sarà sull’esito del voto inglese del 15 gennaio alla Camera dei Comuni sul Trattato di Recesso.
In calendario anche la produzione industriale Eurozona di novembre, attesa in forte calo sulla scia dei dati negativi di Germania, Francia, Italia e Spagna.
Le seconde stime dovrebbero confermare l’inflazione di dicembre in rallentamento ovunque: all’1,6% per l’area euro, all’1,7% in Germania, all’1,9% in Francia e all’1,2% in Italia.
La settimana ha molti dati in uscita negli Stati Uniti.
Le prime indagini del manifatturiero a gennaio dovrebbero stabilizzarsi su livelli moderatamente espansivi, frenando i timori di un forte rallentamento; invece la fiducia dei consumatori dovrebbe flettere sulla scia della chiusura degli uffici federali.
I dati di dicembre dovrebbero essere ancora solidi, con una dinamica sostenuta delle vendite al dettaglio e della produzione industriale e una modesta ripresa dei cantieri residenziali.
Sul fronte dei prezzi di dicembre, si dovrebbe vedere ancora l’influenza del calo del prezzo del petrolio, con una correzione di PPI e prezzi allimport; il PPI core però dovrebbe essere in linea con il trend moderatamente positivo del 2018.
Il Beige Book dovrebbe ancora mostrare uno scenario positivo e potrebbe riportare eventuali effetti sull’attività causati dalla chiusura degli uffici federali.

 


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