La riflessione che Diritto agroalimentare intende promuovere intorno ai temi che, dalle attività, si allargano al mercato e ricomprendono la presa di coscienza degli interessi della comunità e rispondono alla conservazione dell’ambiente oltre che all’accesso di ogni singola persona al consumo di alimenti sicuri, si propone per un effettivo e sostanziale aggancio alle esigenze sostanziali e storiche per la cui tutela il diritto è costituito.
Attraverso saggi, ricerche e approfondimenti dei materiali che l’esperienza porta alla luce, la Rivista è aperta alla ricerca della formazione delle regole giuridiche condotta al livello della realtà e dei conflitti che si prospettano in conformità al vivere sociale e al produrre in modo sostenibile.
È innegabile che nessun altro bisogno delle persone debba, oggi, trovare piena realizzazione attraverso un’adeguata regolazione più degli alimenti; mentre l’intero gruppo sociale, nello spazio integrato dell’economia, conserva l’aspettativa a ché l’agricoltura soddisfi le condizioni di un ambiente favorevole alla qualità della vita. Vitalità, dialettica interdisciplinare e vivacità sono le chiavi di lettura per cogliere la rapida mobilità dei fatti che descrivono la proiezione commerciale dell’impresa agricola e il vantaggio della gestione dello spazio rurale, l’affiorare di emergenti diritti dei consumatori e delle connesse responsabilità dei produttori, così da legittimare, in una prospettiva specialistica, il transito verso soluzioni in grado di aprire alla comprensione del presente riflesso nella dimensione giuridica.
Tutto questo è Diritto agroalimentare, il nuovo periodico giuridico quadrimestrale della Fondazione, per i tipi della Giuffrè, che ospita ampie monografie su temi di più vivo ed attuale interesse ed altri contributi raccolti in una rubrica denominata Osservatorio in cui sono presenti annotazioni di sentenze, rassegne di legislazione, commenti a leggi ed atti sopraggiunti, nonché recensioni a informazioni di interesse sui maggiori problemi (per info e costi di abbonamento contattare la Casa editrice).
Indice Fascicolo 2 - 2026
STEFANO MASINI E ALDO NATALINI
Bene giuridico e offesa: prime note sulla riforma dei reati contro il patrimonio agroalimentare [approfondisci]
La legge 21 aprile 2026, n. 75 Disposizioni sanzionatorie a tutela dei prodotti alimentari italiani, introduce una significativa riforma del codice penale del 1930, preso atto del mutamento dell’ordine economico e sociale attraverso il riconoscimento del nuovo bene giuridico – qual è il patrimonio alimentare – alla cui tutela risulta preordinata l’istituzione di un apposito Capo. Il modello criminologico di riferimento è ampliato rispetto a quello della tradizionale frode in commercio, sotto il profilo soggettivo e oggettivo, facendo perno sulla figura del consumatore anche riguardo alla potenzialità ingannatoria di indicazioni e segni. Vengono in gioco specialmente condotte realizzate in modo organizzato e continuato, così da formalizzare l’aggravante di agropirateria; mentre risulta integrato il catalogo dei reati presupposto con particolare riferimento alla contraffazione delle indicazioni geografiche. Si ha riguardo, infatti, a forme di criminalità d’impresa, tanto che la tecnica sanzionatoria è volta a prevedere forme di deterrenza non simboliche e destinate ad incidere con un articolato arsenale di penalizzazioni sull’attività dell’operatore alimentare e sul patrimonio. Notevole è, ancora, la ricostruzione degli illeciti punitivi condotta secondo lo schema del doppio binario che, da un lato, determina un processo di maggiore articolazione e differenziazione delle fattispecie descritte e, dall’altro lato, richiede una oggettiva osservanza al principio dell’unico procedimento. È difficile negare la razionalità di una scelta legislativa complessa e completata da un ulteriore corredo di modifiche alla legislazione penale processuale, se bene non possano nascondersi lacune ed imperfezioni relative ad uno schema che si pone in indubbia continuità con i lavori della Commissione Caselli, a suo tempo, capace di consentire l’emersione dell’impegno di contrasto, da parte dello Stato, delle nuove forme di criminalità economica nel settore agroalimentare, al di là della tutela della salute pubblica.
Law No. 75 of 21 April 2026, Penal Provisions for the Protection of Italian Food Products, introduces a significant reform of the 1930 Criminal Code, acknowledging the changes in the economic and social order through the recognition of a new legal interest – namely, the food heritage – for the protection of which a specific chapter has been established. The criminological model of reference is broadened compared to that of traditional commercial fraud, from both a subjective and objective perspective, focusing on the figure of the consumer also with regard to the deceptive potential of indications and signs. This particularly applies to organized and ongoing conduct, thereby constituting the aggravating circumstance of agro-piracy. The list of predicate offenses has been expanded, particularly with regard to the counterfeiting of geographical indications. Indeed, these are forms of corporate crime, so much so that the sanctioning technique is designed to provide non-symbolic deterrence, designed to impact the food operator’s business and assets with a comprehensive arsenal of penalties. Also noteworthy is the reconstruction of punitive offenses conducted according to the dual-track approach. This, on the one hand, leads to a process of greater articulation and differentiation of the offenses described, and on the other, requires objective adherence to the principle of a single procedure. It is difficult to deny the rationality of a complex legislative choice, complemented by a further set of amendments to criminal procedural law, although there are gaps and imperfections inherent in a framework that undoubtedly maintains continuity with the work of the Caselli Commission, which, in its time, highlighted the State’s commitment to combating new forms of economic crime in the agri-food sector, beyond the protection of public health.
FRANCESCO AVERSANO
Incisi culturali e contrappunti nell’evoluzione delle indicazioni geografiche [approfondisci]
Il regolamento (UE) 2024/1143 inaugura una nuova fase nella disciplina delle indicazioni geografiche, ricomponendo in un assetto unitario la tutela delle DOP e delle IGP dei prodotti agricoli, dei vini e delle bevande spiritose, nonché delle STG. In tale quadro, emerge un modello normativo di risonante complessità, nel quale le IG operano come segni e modelli giuridici a elevata densità economica, sociale e culturale. L’intervento europeo sollecita, pertanto, una rilettura sistematica di categorie centrali della materia, quali l’evocazione, la responsabilità degli operatori e dei gruppi, nonché l’assetto dei controlli e del sistema sanzionatorio, che appaiono progressivamente orientati a garantire non solo la correttezza degli scambi, ma anche l’affidabilità complessiva del mercato e la valorizzazione (sostenibile) del legame tra prodotto, origine e comunità di riferimento.
Regulation (EU) 2024/1143 inaugurates a new phase in the legal framework governing geographical indications, bringing together within a unitary scheme the protection of PDOs and PGIs for agricultural products, wines and spirit drinks, as well as TSGs. Within this framework, a normative model of notable complexity emerges, in which GIs operate both as signs and as legal constructs endowed with a high degree of economic, social and cultural density. The European intervention thus calls for a systematic reconsideration of core categories in the field, such as evocation, the liability of operators and groups, as well as the configuration of controls and the sanctioning system, which appear increasingly oriented towards ensuring not only the fairness of transactions, but also the overall reliability of the market and the (sustainable) enhancement of the link between product, origin and the reference community.
ILARIA COSTANZO
Ripristino ambientale e discrezionalità della pubblica amministrazione [approfondisci]
Il contributo, prendendo spunto dalla recente introduzione del regolamento europeo sul ripristino della natura [reg. (UE) 2024/1991], esamina le frontiere dell’esercizio della discrezionalità della pubblica amministrazione nei procedimenti amministrativi in materia ambientale. In particolare, attraverso una comparazione con le normative puntuali di ripristino ambientale vigenti nell’ordinamento italiano e della loro applicazione, lo studio evidenzia i fattori della legge – la predilizione per la discrezionalità tecnica e la nuova funzione del dato tecnico-scientifico – che, nel tentativo di assicurare una reale forza espansiva dell’interesse ambientale, rendono la normativa in esame uno dei più promettenti strumenti regolatori per la transizione ecologica dell’Unione.
Drawing on the recent introduction of the EU Regulation on nature restoration (Regulation No. 2024/1991), this paper examines the boundaries of administrative discretion exercised by public authorities in environmental administrative proceedings. In particular, through a comparison with existing sector-specific environmental restoration regulations within the Italian legal system and their implementation, the study highlights those legislative features – namely, the preference for technical discretion and the new role assigned to technical-scientific data – which, in the attempt to advance the “regenerative” rationale, make the regulation under consideration one of the most promising regulatory instruments for the ecological transition of the European Union.
CAMILLA GERNONE
Dalla RICA alla RISA: l’evoluzione del quadro normativo europeo per il monitoraggio della sostenibilità agricola [approfondisci]
Il contributo analizza la transizione dalla Rete di informazione contabile agricola (RICA/FADN) alla Rete di informazione sulla sostenibilità agricola (RISA/FSDN), introdotta dal legislatore europeo per rafforzare il monitoraggio della sostenibilità delle aziende agricole. Dopo aver ricostruito l’evoluzione normativa del sistema, il lavoro esamina i nuovi ambiti di rilevazione ambientale, economica e sociale previsti dalla RISA, evidenziandone potenzialità e limiti applicativi. Particolare attenzione è dedicata al tema dell’interoperabilità tra banche dati agricole e amministrative, quale presupposto essenziale per l’efficacia del nuovo modello. L’analisi mette in luce le criticità relative al campo di osservazione, alla governance del dato e alla protezione delle informazioni aziendali, tracciando i confini di un sistema in evoluzione.
The paper analyses the transition from the Farm Accountancy Data Network (FADN) to the Farm Sustainability Data Network (FSDN), introduced by the European legislator to strengthen the monitoring of farm sustainability. After reconstructing the regulatory evolution of the system, the paper examines the new environmental, economic, and social survey areas envisaged by RISA, highlighting their potential and application limitations. Particular attention is paid to the topic of interoperability between agricultural and administrative databases, as an essential prerequisite for the effectiveness of the new model. The analysis highlights critical issues related to the field of observation, data governance, and corporate information protection, drawing the lines of an evolving system.
MARIO MAURO
Politica agricola comune e ruolo delle Regioni [approfondisci]
Il saggio analizza il ruolo delle Regioni nell’attuazione della PAC 2023-2027, partendo dall’eterogeneità del territorio agricolo italiano. La nuova PAC, strutturata intorno a un unico Piano strategico nazionale, consente una regionalizzazione degli interventi senza imporla, lasciando agli Stati la scelta degli strumenti nel rispetto del proprio ordinamento costituzionale. Sul piano interno, il contributo valuta il modello italiano basato sui Complementi regionali per lo sviluppo rurale, evidenziando le tensioni tra il principio di leale collaborazione Stato-Regioni e le esigenze di uniformità imposte dalla programmazione europea, nonché le disparità nella capacità di spesa tra le diverse Regioni.
This essay analyzes the role of the regions in the implementation of the 2023-2027 CAP, taking as its starting point the heterogeneity of Italy’s agricultural landscape. The new CAP, structured around a single National Strategic Plan, allows for the regionalization of interventions without imposing it, leaving it up to the regions to choose the instruments in accordance with their own constitutional frameworks. On the domestic front, the paper evaluates the Italian model based on Regional Supplements for Rural Development, highlighting the tensions between the principle of loyal cooperation between the central government and the regions and the uniformity requirements imposed by European programming, as well as disparities in spending capacity among the various regions.
FEDERICO ONNIS CUGIA
Sostenibilità economica e credito in agricoltura nelle prospettive della PAC post-2027 [approfondisci]
Il presente contributo analizza lo stato e le prospettive dell’accesso al credito in agricoltura, con un focus specifico sulle sfide di sostenibilità economica poste dalla transizione verso la PAC post-2027. Dopo aver esaminato le caratteristiche delle operazioni di credito agrario quali forme di finanziamento di scopo alle attività imprenditoriali agricole e aver approfondito il relativo sistema delle garanzie, si evidenzia la naturale riconducibilità del finanziamento all’agricoltura a quei prodotti che affiancano all’investimento un impegno in ambito ESG. In conclusione, nel quadro del processo di “ri-specializzazione” avviato negli ultimi anni da parte settore bancario, si pone in evidenza come l’offerta di un credito in grado di valorizzare le peculiarità del settore primario possa risultare funzionale a sostenere il ricambio generazionale in agricoltura, anche nella prospettiva delle opportunità che emergono dalla proposta per la nuova PAC.
This paper analyses the state of the art and prospects of access to credit in agriculture, with a specific focus on the challenges of economic sustainability posed by the transition towards the post-2027 CAP. After examining the features of agricultural credit operations as purpose-specific forms of financing for agricultural business activities and exploring the relevant system of guarantees, it highlights the natural classification of agricultural financing within those products that combine investment with an ESG-related commitment. In conclusion, within the framework of the “re-specialization” process undertaken in recent years by the banking sector, it is emphasized that the provision of credit capable of enhancing the specific features of the primary sector may be instrumental in supporting generational renewal in agriculture, also in light of the opportunities emerging from the proposal for the new CAP.
OSSERVATORIO
IL PRECEDENTE
DOMENICO CRISTALLO
Autonomia privata e organizzazione del mercato dei segni di qualità. A proposito dell’imbottigliamento dell’Aceto Balsamico Tradizionale di Modena [approfondisci]
La sentenza del T.A.R. Lazio, Sez. IV quater 5 maggio 2026, n. 8322, annulla il provvedimento con cui il Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste aveva intimato al Consorzio Tutela Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP di cessare l’attività di imbottigliamento svolta – senza scopo di lucro e al costo di produzione – in favore dell’intera platea dei produttori, inclusi i piccoli e piccolissimi. Il contributo assume tale decisione come occasione per una rilettura della natura giuridica e funzionale dei consorzi di tutela DOP/IGP nell’ordinamento contemporaneo. Muovendo dal raccordo sistematico tra l’art. 2602 c.c., l’art. 53, comma 15, legge n. 128/1998 e il reg. (UE) 2024/1143, e seguendo l’iter logico argomentativo del giudice amministrativo, si ricostruisce il contenuto applicativo della formula «cura generale degli interessi della denominazione», intesa come clausola aperta idonea a ricomprendere le attività materiali, organizzative e logistiche strettamente funzionali alla tutela della qualità, della reputazione e della stessa sostenibilità economica della filiera certificata. Ne emerge un quadro maggiormente coerente con il profilo funzionale oggi assegnato ai gruppi di produttori dei segni di qualità.
The judgment of the Regional Administrative Court (T.A.R.) of Lazio, Fourth Quater Section, 5 May 2026, no. 8322, annuls the order issued by the Ministry of Agriculture, Food Sovereignty and Forests requiring the Consorzio Tutela Aceto Balsamico Tradizionale di Modena DOP to cease its bottling activity carried out – on a non profit basis and at production cost – for the benefit of all producers, including small and very small ones. This article takes the decision as an opportunity to reconsider the legal and functional nature of DOP/IGP protection consortia in contemporary legal experience. Starting from the systematic interplay between Article 2602 of the Civil Code, Article 53(15) of Law No. 128/1998, and Regulation (EU) 2024/1143, and following the logical argumentative path traced by the administrative judge, the paper reconstructs the operative scope of the formula “general care of the interests of the denomination”, understood as an open textured clause encompassing material, organisational and logistical activities strictly functional to safeguarding the quality, reputation and economic viability of the certified supply chain. The resulting framework aligns more coherently with the functional profile currently assigned to producer groups within the quality scheme system.
Indice Fascicolo 1 - 2026
STEFANO MASINI
I dieci anni della rivista Diritto agroalimentare e il rinnovamento del metodo [approfondisci]
Le pagine della Rivista, giunta al decennale, hanno svolto la funzione di veicolo per contributi rilevanti, dal saggio inaugurale del 2016 fino a interventi più recenti del 2025, mantenendo costante un apporto critico e ricostruttivo. Nel corso degli anni, è stata posta al centro dell’attenzione la relazione tra nuovi orientamenti e tradizioni consolidate della disciplina, favorendo una riflessione segnata da dubbi e incertezze, ma anche da stimoli formativi. Tali dinamiche sono emerse anche in recenti occasioni di confronto accademico, nelle quali si è delineata la prospettiva di un rinnovamento strutturale del diritto agrario. A distanza di dieci anni, si ritiene che la Rivista possa continuare a contribuire agli sviluppi futuri, promuovendo un rinnovato impegno nella riflessione sull’inquadramento della materia, sui suoi contenuti, sulle modalità di insegnamento e sulle prospettive di ricerca.
The pages of Diritto agroalimentare, now in its tenth year, have served as a vehicle for significant contributions, from the inaugural essay in 2016 to more recent articles in 2025, consistently offering a critical and reconstructive perspective. Over the years, the focus has been on the relationship between new trends and established traditions within the discipline, fostering a reflection marked by doubts and uncertainties, but also by educational stimuli. These dynamics have also emerged in recent academic discussions, in which the prospect of a structural renewal of agricultural law has taken shape. Ten years on, it is believed that the Journal can continue to contribute to future developments, promoting a renewed commitment to reflection on the framework of the subject, its content, teaching methods, and research prospects.
FABIO FRANCARIO
Profili problematici del riparto di giurisdizione in materia di contrasto delle pratiche commerciali sleali nel settore agroalimentare e suoi riflessi sull’effettività della tutela giurisdizionale [approfondisci]
Lo studio ricostruisce il quadro delle competenze amministrative concorrenti di AGCM e ICQRF, in materia di contrasto delle pratiche commerciali sleali nel settore agroalimentare, sotto il profilo della tutela giurisdizionale, evidenziando come la materia sia oggi ripartita tra giudice ordinario e amministrativo in ragione del carattere pecuniario o meno della sanzione e dell’autorità emanante e come ciò abbia riflessi sull’effettività della tutela giurisdizionale.
In the agri-food sector against commercial practices and market distortions, Italian system of juridical protection sees the competition of ordinary judge and administrative judge depending on whether the measures of the AGCM or the ICQRF or also, against the latter, depending on whether they are pecuniary or non-pecuniary sanctions.
ALESSANDRO GIORGETTA
Il settore agricolo nazionale di fronte all’AI ACT europeo e alla Legge italiana sull’intelligenza artificiale [approfondisci]
L’articolo analizza l’impatto del regolamento (UE) 2024/1689 sull’intelligenza artificiale (AI ACT) e della Legge italiana n. 132/2025 nel settore agricolo nazionale. Dopo aver illustrato la natura e la portata delle due normative, l’autore esamina le principali applicazioni dell’IA in agricoltura – dall’agricoltura di precisione alla gestione dei dati PAC (Politica agricola comune) – e ne classifica i rischi in base al modello “risk-based” introdotto dall’AI ACT. Particolare attenzione è dedicata ai sistemi ad alto rischio, alla procedura di marcatura CE e agli obblighi di conformità per fornitori e utenti (agricoltori), valutando le possibili ricadute per le piccole e medie imprese del settore. Di seguito, il saggio analizza inoltre il quadro istituzionale italiano che assegna funzioni ad AgID e all’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, evidenziando le potenziali criticità di un modello di governance multilivello, se non guidata dal principio di leale collaborazione tra Stato e Regioni, nel garantire un’attuazione efficace e coerente del regolamento. Viene inoltre delineata la catena delle responsabilità civili (fornitore, distributore, utilizzatore), con riflessioni sulle implicazioni probatorie e sulla tutela del danneggiato in caso di malfunzionamenti dei sistemi di IA in agricoltura, approfondendo il parallelo con la disciplina in materia di protezione dei dati personali. Infine, il saggio propone spunti di riflessione volti a rendere la normativa sanzionatoria conforme ai princìpi CEDU.
This article examines the impact of Regulation (EU) 2024/1689 on artificial intelligence (the AI ACT) and of Italian Law No. 132/2025 on the national agricultural sector. After outlining the nature and scope of the two regulatory instruments, the author considers the main applications of AI in agriculture – from precision farming to the management of CAP (Common Agricultural Policy) data – and classifies the related risks according to the “risk-based” model introduced by the AI ACT. Particular attention is paid to high-risk systems, the CE marking procedure, and compliance obligations for providers and users (farmers), assessing the potential repercussions for small and medium-sized enterprises in the sector. The paper then analyzes the Italian institutional framework assigning functions to AgID and the National Cybersecurity Agency, highlighting the potential shortcomings of a multilevel governance model, unless guided by the principle of loyal cooperation between the State and the Regions, in order to ensure effective and coherent implementation of the Regulation. It also outlines the chain of civil liability (provider, distributor, user), offering reflections on evidentiary implications and on the protection of injured parties in cases of malfunctions of AI systems in agriculture, and further exploring the parallel with the rules on personal data protection. Finally, the paper proposes lines of reflection aimed at ensuring that the sanctioning framework complies with ECHR principles.
MARCO GJOMARKAJ
La crisi delle imprese agricole tra storia e attualità [approfondisci]
Il lavoro si propone di indagare la crisi dell’impresa agricola nel sistema del CCII, muovendo da una ricostruzione storica delle categorie generali della crisi e dell’insolvenza per soffermarsi sulle specificità del settore primario, anche a seguito della riforma del 2001 che ad opera del d.lgs. n. 228/2001 ha ampliato il concetto di agrarietà, sia con riguardo alle imprese agricole (individuali e collettive) sia con riguardo alla posizione delle cooperative agricole. L’obiettivo è verificare se l’apparente uniformità dell’attuale diritto della crisi celi, in realtà, persistenti differenziazioni sostanziali, destinate a riemergere proprio nella fase patologica dell’attività imprenditoriale, e se la cooperazione agricola rappresenti, nel contesto concorsuale, un modello strutturalmente distinto rispetto all’impresa lucrativa.
This paper aims to investigate the crisis of agricultural enterprises within the CCII system, starting from a historical reconstruction of the general categories of crisis and insolvency, and focusing on the specificities of the primary sector, also following the 2001 reform of Legislative Decree No. 228/2001, which broadened the concept of agriculture, both with regard to agricultural enterprises (individual and collective) and with regard to the position of agricultural cooperatives. The aim is to determine whether the apparent uniformity of current insolvency law actually conceals persistent substantial differences, destined to resurface precisely in the pathological phase of entrepreneurial activity, and whether agricultural cooperatives represent, in the context of insolvency proceedings, a structurally distinct model compared to profit-making enterprises.
ANNACHIARA ISIDORI
Coltivare crediti di carbonio: opportunità attuali, prospettive future e questioni aperte per l’impresa agricola [approfondisci]
Il contributo intende offrire una panoramica del ruolo che i crediti di carbonio svolgono oggi nel contesto dell’impresa agricola, al fine di comprendere se questi possano considerarsi validi strumenti utilizzabili per sostenere la diffusione di attività di rimozione del carbonio e di riduzione delle emissioni dal suolo tra le imprese agricole, così favorendo il coinvolgimento degli agricoltori nel raggiungimento degli obiettivi di neutralità climatica. A tal fine, il contributo si soffermerà dapprima sulle potenzialità di questi strumenti, legate in particolare alla possibilità di scambio nei mercati del carbonio. L’interesse sarà poi rivolto agli indirizzi consolidati nell’ordinamento europeo e in quello nazionale: tanto il legislatore europeo, da ultimo con il regolamento (UE) 2024/3012 e il relativo quadro per la certificazione degli assorbimenti, quanto quello italiano, con il Registro nazionale dei crediti di carbonio agricoli e forestali, hanno infatti formalizzato la volontà di regolamentare i carbon credits, così riconoscendo il loro contributo nella diffusione di pratiche ambientali e climatiche virtuose nel settore agricolo.
The work aims to provide an overview of the role carbon credits play today in the agricultural sector, to understand whether they can be employed as effective tools to support the uptake of carbon removals and soil carbon sequestration activities among agricultural enterprises, thereby fostering farmers’ involvement in achieving carbon neutrality targets. To this end, the work will first focus on the potential of these instruments, specifically connected to the possibility of exchanging carbon credits in carbon markets. Attention will then shift to the frameworks established in the European and national legal systems: both the EU legislator, most recently with Regulation (EU) 2024/3012 and the framework for the certification of removals, and the Italian legislator, with the Italian National Register of Agroforestry Carbon Credits, have in fact formalised their commitment to regulate carbon credits, thereby acknowledging their contribution to the dissemination of environmental and climate-friendly practices in the agricultural sector.
COSTANZA LAZZARIN
La tutela dei diritti di proprietà intellettuale sulle varietà vegetali tra istanze risarcitorie e restitutorie [approfondisci]
Il contributo si propone di offrire un quadro unitario della disciplina latamente risarcitoria applicabile per le violazioni di una privativa varietale europea, confrontando l’assetto disegnato dall’art. 125 del Codice della proprietà industriale, attuativo della direttiva n. 2004/48/CE sul rispetto dei diritti di proprietà intellettuale (c.d. direttiva Enforcement), con quello derivante dal regolamento (CE) n. 2100/94, concernente la privativa comunitaria per ritrovati vegetali, come dettagliato dal regolamento di attuazione (CE) n. 1768/95 e dalla giurisprudenza europea rilevante. L’analisi mira a fornire un punto di partenza per ulteriori riflessioni che indaghino se e come la specialità del diritto agrario trovi un riscontro sul piano rimediale e contrattuale. Sullo sfondo restano le fondamentali questioni attinenti alla polifunzionalità della responsabilità civile nonché al rapporto, tutt’ora non pienamente risolto, tra risarcimento del danno e arricchimento illecito.
The contribution aims to provide an overview of the broadly compensatory framework applicable to violations of a European plant variety right, comparing the system outlined in Article 125 of the Italian Industrial Property Code – implementing Directive 2004/48/EC on the enforcement of intellectual property rights (the so-called Enforcement Directive) – with that established by Regulation (EC) No. 2100/94 on Community plant variety rights, as further detailed by Implementing Regulation (EC) No. 1768/95 and relevant European case law. This paper serves as a starting point for further reflections on whether and how the special nature of agricultural law should influence the remedial and contractual framework. In the background remain fundamental issues concerning the multifunctionality of civil liability, as well as the still unresolved relationship between compensation for damages and unjust enrichment.
GIUSEPPE SPOTO
L’impatto dell’accordo Mercosur-Unione europea per le imprese e i consumatori nel quadro del commercio dei prodotti agroalimentari [approfondisci]
L’autore esamina le logiche del commercio internazionale, dimostrando come gli scambi possano generare benefici anche per Paesi autosufficienti. La dialettica tra protezionismo e liberalismo viene analizzata mettendo in luce effetti positivi e negativi per imprese e consumatori, con un focus sul settore agricolo, dove incide particolarmente la dotazione dei fattori produttivi. L’attenzione si concentra sul rapporto tra il regolamento UE 2023/1115 (EUDR), orientato alla tutela forestale, e il nuovo accordo commerciale UE-Mercosur, volto alla liberalizzazione degli scambi. Pur potenzialmente complementari, questi strumenti possono generare criticità applicative e squilibri tra filiere, soprattutto per i piccoli produttori. L’accordo UE-Mercosur può presentare alcuni rischi per la competitività delle produzioni agricole europee, ma offre anche opportunità per l’export di prodotti di qualità e nuovi strumenti per combattere in modo efficace la contraffazione nel settore agroalimentare. Per mitigare i rischi di dumping ambientale e sociale è necessario un elevato allineamento normativo. L’articolo sostiene che la cooperazione bilaterale e il coordinamento tra politiche commerciali e ambientali rappresentano una risposta efficace alle tensioni del sistema commerciale globale e al declino del multilateralismo del WTO.
The author examines the logic of international trade, demonstrating how trade can also generate benefits for self-sufficient countries. The dialectic between protectionism and liberalism is analyzed, highlighting the positive and negative effects for businesses and consumers, with a focus on the agricultural sector, where the allocation of production factors has a particular impact. Attention is focused on the relationship between EU Regulation 2023/1115 (EUDR), aimed at forest protection, and the new EU-Mercosur trade agreement, aimed at trade liberalization. Although potentially complementary, these instruments can generate critical issues in their application and imbalances between supply chains, especially for small producers. The EU-Mercosur agreement may present some risks to the competitiveness of European agricultural production, but it also offers opportunities for the export of quality products and new tools to effectively combat counterfeiting in the agri-food sector. A high level of regulatory alignment is needed to mitigate the risks of environmental and social dumping. The article argues that bilateral cooperation and coordination between trade and environmental policies are an effective response to tensions in the global trading system and the decline of WTO multilateralism.
OSSERVATORIO
IL PRECEDENTE
VITO RUBINO
Gli elementi dell’evocazione di una DOP nella valutazione del giudice: fattori da considerare e rilevanza dei richiami all’origine nella presentazione dei prodotti generici [approfondisci]
L’articolo analizza la sentenza della Corte d’appello di Torino del 14 maggio 2025 (dep. 10 settembre 2025) relativa al formaggio “Gran Riserva Italia”, soffermandosi sugli elementi costitutivi dell’illecito di evocazione di una denominazione di origine protetta ai sensi dell’art. 13 del regolamento (UE) n. 1151/2012 [oggi art. 26 del regolamento (UE) n. 2024/1143]. La pronuncia si inserisce nel solco della consolidata giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione europea, ma presenta profili di particolare interesse per la chiarezza metodologica con cui il giudice d’appello ricostruisce il percorso valutativo richiesto nelle controversie in materia. Dopo aver ricostruito i fatti di causa e le argomentazioni delle parti, l’articolo evidenzia come la Corte torinese abbia corretto un’impostazione eccessivamente atomistica adottata dal giudice di primo grado, riaffermando la necessità di una valutazione complessiva e sintetica degli elementi rilevanti ai fini dell’evocazione. In tale prospettiva, la Corte valorizza non solo la similarità fonetica tra le denominazioni (“Gran”, “Riserva”), ma anche la comparabilità dei prodotti, le modalità di presentazione, la forma e l’aspetto dei formaggi, l’uso di marchi impressi a fuoco e il contesto di commercializzazione nella grande distribuzione organizzata. Particolare rilievo assume il passaggio motivazionale in cui la Corte attribuisce valenza evocativa anche al richiamo all’origine nazionale (“Italia”), ritenuto idoneo, nel contesto complessivo della fattispecie, a suggestionare il consumatore medio europeo circa una provenienza geografica coincidente con quella della DOP Grana Padano. Tale impostazione consente di riflettere criticamente sui margini di liceità dei riferimenti volontari all’origine nei prodotti generici e segna un significativo distacco da precedenti orientamenti nazionali di segno più concorrenzialistico, come la nota sentenza della Corte di cassazione sul marchio “Altopiano di Asiago”. L’articolo conclude sottolineando come la decisione della Corte d’appello di Torino fornisca un utile vademecum operativo per i giudici nazionali, rafforzando l’effettività della tutela delle DOP e chiarendo i limiti entro cui i produttori di alimenti generici possono legittimamente collocarsi sul mercato senza incorrere in forme di aggancio parassitario. La pronuncia assume, pertanto, un rilievo sistematico nel contesto dell’evoluzione normativa e giurisprudenziale europea in materia di denominazioni di origine e indicazioni geografiche protette.
This article examines the judgment of the Turin Court of Appeal of 14 May 2025 (filed on 10 September 2025) concerning the cheese marketed as “Gran Riserva Italia”, focusing on the constituent elements of the unlawful evocation of a protected designation of origin under Article 13 of Regulation (EU) No. 1151/2012 [now Article 26 of Regulation (EU) No. 2024/1143]. The decision falls within the framework of the settled case law of the Court of Justice of the European Union, while offering particularly valuable insights due to the methodological clarity with which the appellate court reconstructs the evaluative process required in disputes of this kind. After outlining the facts of the case and the parties’ arguments, the article highlights how the Court of Appeal corrected the excessively atomistic approach adopted at first instance, reaffirming the need for an overall and synthetic assessment of the elements relevant to evocation. From this perspective, the court took into account not only the phonetic similarity between the denominations (“Gran”, “Riserva”), but also the comparability of the products, their modes of presentation, the shape and appearance of the cheeses, the use of fire-branded marks, and the context of marketing through large-scale retail distribution. Particular attention is devoted to the reasoning whereby the court attributed evocative significance also to the reference to national origin (“Italy”), holding that, within the overall context of the case, such a reference was capable of suggesting to the average European consumer a geographical provenance coinciding with that of the Grana Padano PDO. This approach prompts a critical reflection on the limits of lawful voluntary references to origin in generic products and marks a significant departure from earlier national case law adopting a more competition-oriented stance, such as the well-known Italian Supreme Court decision concerning the “Altopiano di Asiago” mark. The article concludes by stressing that the Turin Court of Appeal’s judgment provides a useful operational guide for national courts, strengthening the effective protection of PDOs and clarifying the boundaries within which producers of generic foodstuffs may lawfully operate without engaging in parasitic exploitation. The decision therefore assumes systemic relevance within the evolving European regulatory and judicial framework governing protected designations of origin and geographical indications.
Indice Fascicolo 3 - 2025
MARCO GOLDONI
Antonio Jannarelli gius-agrarista [approfondisci]
La produzione giuridica agraristica di Antonio Jannarelli attraversa un cinquantennio e ha la capacità di dare segnali importanti della specialità di una materia - il diritto agrario - in grado di congiungere un non breve, intenso e anche contraddittorio passato con le richieste di un incerto ma stimolante e provocatorio futuro. Da essa risulta l’individuazione identitaria del diritto agrario del nostro tempo come risultato del rapporto fra tradizione e rinnovamento, per cogliere i nuovi fermenti che la progrediente economia postindustriale declina. Il profilo identitario si collega così alle istanze della progettualità. Jannarelli preferisce rifiutare dichiarazioni “in principio” e preliminarmente si rifà alla rilevazione, con comparazione diacronica e sincronica, delle diverse situazioni offerte dai Paesi a economia di mercato. L’immagine offerta è della presenza diffusa di una singolare devianza di trattamento giuridico per cui l’esercizio dell’attività agricola è beneficiaria, per caratteristiche “sostanziali”, di normative più favorevoli rispetto agli altri settori economici: vale a dire che quella presenza esprime l’“eccezionalismo agricolo”. Per il “sistema agricolo” anche le società industrializzate non potranno fare a meno, nel futuro, di un sistema in definitiva “specifico” per l’“agricoltore”, l’“agricoltura” e il “governo dell’agricoltura”. Proprio quando il diritto comunitario propone la figura di un imprenditore alimentare comprendente senza specificazioni l’imprenditore agricolo, il Nostro propone un rinnovo delle ragioni che ampliano le connotazioni storicamente caratterizzanti il diritto agrario: nella modernità si ripresenta l’esigenza di un trattamento speciale, cosicché la mobilità dei confini non riesce a nascondere il continuum. Chiara è la prospettiva inaugurata: sarebbe illusorio rivendicare “competenza esclusiva” dell’agrarista sull’area regolamentare “diritto alimentare”, segnata fra l’altro dalla interdisciplinarità; non meno ingenuo sarebbe assegnare la modernità del diritto agrario all’interno dei confini propri del “diritto alimentare”, il cui paradigma fondativo è basato sulla tutela della salute del consumatore, e non certo sulla tutela dell’imprenditore agricolo o dell’imprenditore commerciale. La congiunzione della vocazione comparatistica con il fisiologico sguardo storicistico si rivolge a un rapporto per così dire “bilaterale” tra concretezza dei fenomeni economici e sociali, da un lato, ed emersione, affermazione ed efficacia della fonte normativa, dall’altro. Lo specialismo non riduce l’agrarista a proposizioni frantumate e ridotte alla misera esegesi, anche perché il sapere giuridico si articola sì in diversi specialismi, ma le ragioni convenzionali non possono dimenticare l’unitarietà del discorso giuridico, e comunque richiedono al diritto agrario il confronto non solo con il diritto alimentare ma anche con il diritto ambientale. Non si può difatti dimenticare la bivalenza valoriale (Alimentazione, Ambiente) che sempre anima l’agricoltura. Al centro stanno sempre, nell’impostazione culturale di Jannarelli, le aperture rese possibili dall’istanza comparatistica nei suoi due versanti: il sincronico e il diacronico.
Antonio Jannarelli’s legal work on agriculture spans fifty years and provides important insights into the special nature of agricultural law, which is capable of linking a long, intense, and even contradictory past with the demands of an uncertain but stimulating and provocative future. It identifies the identity of agricultural law in our time as the result of the relationship between tradition and renewal, in order to grasp the new developments that the progressive post-industrial economy is bringing about. The identity profile is thus linked to the requirements of planning. Jannarelli prefers to reject “in principle” statements and initially refers to the diachronic and synchronic comparison of the different situations offered by market economy countries. The picture presented is one of widespread legal treatment that favors agriculture, whereby farming benefits from more favorable regulations than other economic sectors due to its “substantial” characteristics: in other words, this situation reflects “agricultural exceptionalism”. When it comes to the “agricultural system”, even industrialized societies will not be able to do without a system that is ultimately “specific” to “farmers”, “agriculture”, and “agricultural governance” in the future. Just when EU law proposes the figure of a food entrepreneur that includes agricultural entrepreneurs without specification, Jannarelli proposes a renewal of the reasons that broaden the connotations that have historically characterized agricultural law: in modern times, there is a renewed need for special treatment, so that the mobility of borders cannot hide the continuum. The perspective that has been opened up is clear: it would be illusory to claim “exclusive competence” for the “agrarista” in the regulatory area of “food law”, which is characterized, among other things, by its interdisciplinary nature; it would be no less naive to assign the modernity of agricultural law within the confines of “food law”, whose founding paradigm is based on the protection of consumer health, and certainly not on the protection of agricultural or commercial entrepreneurs. The combination of comparative analysis with a natural historical perspective focuses on a “bilateral” relationship, so to speak, between the concrete nature of economic and social phenomena on the one hand, and the emergence, affirmation, and effectiveness of the normative source on the other. Specialization does not reduce the “agrarista” to fragmented propositions reduced to poor exegesis, partly because legal knowledge is divided into different specializations, but conventional reasoning cannot forget the unity of legal discourse, and in any case requires agricultural law to be compared not only with food law but also with environmental law. Indeed, we cannot forget the dual values (food and environment) that have always inspired agriculture. At the heart of Jannarelli’s cultural approach are the opportunities made possible by comparative analysis in its two aspects: synchronic and diachronic.
MARIARITA D’ADDEZIO
Sostenibilità e responsabilità nel settore agricolo e nelle filiere produttive intersettoriali [approfondisci]
Dopo la ricognizione di nuove fattispecie di responsabilità correlate allo sviluppo sostenibile, il lavoro individua alcuni tasselli e fattispecie del binomio sostenibilità-responsabilità a carico e a danno dell’agricoltura e delle filiere intersettoriali. La trattazione continua soffermandosi sui soggetti privati e pubblici coinvolti, sulle situazioni giuridiche lese e sui presupposti e limiti all’effettività della responsabilità risarcitoria dello Stato per i danni ai diritti fondamentali dei singoli derivati dalla violazione del diritto UE.
The work proceeds to the recognition of new types of liability related to sustainable development and identifies some cases of the combination sustainability-responsibility borne by and to the detriment of the agri-industrial system. The study continues by focusing on the public and private entities involved, the legal situations affected, the preconditions and limitations on the effectiveness of state liability for damages to individuals’ fundamental rights resulting from a violation of EU law.
ALESSANDRA DI LAURO
YuKa: quale orizzonte possibile per le applicazioni digitali fra informazione, pratica sleale e denigrazione [approfondisci]
Lo scritto affronta l’esame delle decisioni giudiziarie francesi e italiane relative all’uso dell’applicazione YuKa che ha avuto grande successo presso i consumatori. La giurisprudenza oscilla fra il riconoscimento della valutazione come pratica commerciale sleale, la collocazione nell’ambito degli atti di denigrazione e la qualificazione come esercizio della libertà di espressione e informazione. Le conseguenze delle diverse visioni giuridiche sono molteplici. Queste applicazioni potrebbero avere un ruolo nella diffusione di conoscenze nell’acquisizione di una maggiore trasparenza. La riconducibilità delle valutazioni effettuate da queste applicazioni all’atto di denigrazione e/o alla pratica sleale, potrebbero costituire una minaccia alla libertà di critica e anche di informazione.
This article examines French and Italian rulings on the use of the YuKa app, which has been very popular with consumers. Case law varies between recognising the assessment as an unfair commercial practice, classifying it as denigration, and qualifying it as an exercise of freedom of expression and information. The consequences of the different legal views are manifold. These apps could play a role in spreading knowledge and achieving greater transparency. The fact that the ratings given by these apps can be considered denigration and/or unfair practices could threaten freedom of criticism and even freedom of information.
ANTONIO JANNARELLI
La disciplina dei domini collettivi dopo la legge n. 168 del 2017 e quella regionale della Valle d’Aosta 1° agosto 2022, n. 19 [approfondisci]
La relazione intende illustrare l’impatto della legge n. 168 del 2017, riguardante i domini collettivi, sulla legislazione nazionale e regionale in materia di usi civici, anche alla luce della evoluzione intervenuta nella giurisprudenza della Corte costituzionale. A conclusione di questa indagine, la relazione segnala le principali novità normative legate alle modifiche intervenute con la legge n. 168 del 2017 e offre una prima lettura della legge regionale della Valle d’Aosta 1° agosto 2022, n. 19.
The report aims to illustrate the impact of Law No. 168 of 2017 on collective domains on national and regional legislation on civic commons, also considering developments in the jurisprudence of the Constitutional Court. At the end of this investigation, the report highlights the main regulatory changes introduced by Law No. 168 of 2017 and offers an initial reading of the regional law of Valle d’Aosta No. 19 of August 1, 2022.
LORENZA PAOLONI
Modelli organizzativi di agricoltura sociale tra multifunzionalità e sostenibilità [approfondisci]
Vengono indagate le diverse modalità di manifestazione dell’impresa agricola, organizzata sia in forma individuale che collettiva, nell’esercizio dell’agricoltura sociale ovvero di un’attività d’interesse generale che, oltre a costituire una singolare combinazione tra l’attività agricola produttiva di beni e rivolta al mercato, con attività di collaborazione con soggetti pubblici e privati ed azioni specifiche di inclusione sociale e lavorativa, di co-terapia e di creazione di servizi per la popolazione, si presenta attenta anche alle esigenze dei territori e delle comunità rurali. Il carattere multifunzionale dell’impresa agricola ed il dettato normativo riconoscono alle diverse tipologie di attività, svolte dall’imprenditore agricolo ed indirizzate all’utilità sociale, la valenza di attività connesse di cui al terzo comma dell’art. 2135 c.c.
This essay explores the various ways in which agricultural enterprises, both individually and collectively organized, engage in social farming. Social farming is a socially useful activity which, in addition to agricultural production for the market and collaboration with public and private entities, involves specific actions for social and labour inclusion, co-therapy, and the creation of services for the population. It also pays attention to the needs of rural areas and communities. The multifunctional nature of agricultural enterprises and regulatory provisions recognize various activities carried out by farmers that are related to social utility, as referred to in paragraph 3 of Article 2135 of the Italian Civil Code.
FRANCESCO SCALIA
Pianificazione delle aree idonee all’installazione di impianti da fonti rinnovabili e riserva di procedimento amministrativo [approfondisci]
Obiettivo del saggio è valutare la costituzionalità della riserva al legislatore regionale della pianificazione delle aree idonee alla localizzazione di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, operata con l’art. 20 del d.lgs. n. 199/2001. Tale previsione, infatti, si pone in apparente contrasto con la giurisprudenza costituzionale che ha riservato al procedimento amministrativo la pianificazione delle aree non idonee. L’Autore conclude per la compatibilità della previsione legislativa in questione con la gerarchia degli interessi che si è affermata nel nostro ordinamento per opera del legislatore euro-unionale. In particolare, la fissazione di obiettivi inderogabili di produzione di energia da fonte rinnovabile, in un processo top-down che prescinde da condizioni e peculiarità dei territori che ne devono ospitare gli impianti, rende di fatto l’interesse al raggiungimento di tali obiettivi non bilanciabile con altri in potenziale conflitto, ancorché costituzionalmente rilevanti.
The aim of this paper is to assess the constitutionality of entrusting regional legislatures with the planning of areas suitable for the siting of renewable-energy production plants, as set out in Article 20 of Legislative Decree No. 199/2001. At first glance, this provision seems to clash with Constitutional Court case law, which has instead assigned the planning of unsuitable areas to administrative procedures. The Author, however, concludes that the legislative provision is compatible with the hierarchy of interests that has emerged in the Italian legal order under the influence of EU law. In particular, the establishment of non-derogable targets for the production of renewable energy – through a top-down process that pays no heed to the conditions and peculiarities of the territories where the plants must be located – effectively renders the interest in achieving those targets non-negotiable against other potentially conflicting interests, even when the latter are constitutionally protected.
OSSERVATORIO
IL PRECEDENTE
AMARILLIDE GENOVESE
Filiere e potere: il caso Coop Italia tra AGCM e Consiglio di Stato [approfondisci]
La vicenda Coop Italia c. AGCM ripropone all’interprete il tema dei criteri di valutazione dello squilibrio significativo nelle posizioni di forza commerciale, presupposto di ammissibilità dell’intervento dell’Autorità antitrust e condizione di operatività della disciplina delle relazioni commerciali in materia di cessioni di prodotti agricoli e alimentari dell’art. 62, d.l. n. 1 del 2012. A distanza di dieci anni dal provvedimento Coop Italia-Centrale Adriatica, in cui per la prima volta l’AGCM sanziona la pratica abusiva della GDO di imporre condizioni contrattuali ingiustificatamente gravose ai propri fornitori, i giudici amministrativi “riscrivono la storia” e annullano due delle tre sanzioni comminate dall’AGCM, in particolare ritenendo che non sia stato provato né lo squilibrio significativo tra le posizioni di forza commerciale degli operatori coinvolti, né la imposizione ingiustificata di una condizione gravosa. Il Consiglio di Stato ritiene che la valutazione dello “squilibrio significativo” non possa essere affidata unicamente alle caratteristiche dimensionali delle imprese e alla durata della relazione commerciale e richiama la necessità di accertare in concreto il ruolo svolto dalla impresa fornitrice nella catena di approvvigionamento che, nella specie, sarebbe quello di un commerciante di prodotti ortofrutticoli all’ingrosso e non di un agricoltore “debole” che subisce condizioni imposte dalle imprese della GDO.
The Coop Italia v. AGCM case raises once again the issue of the criteria for assessing significant imbalance in positions of commercial strength, a prerequisite for the admissibility of intervention by the Antitrust Authority and a condition for the applicability of the rules governing commercial relations in the sale of agricultural and food products under Article 62 of Decree Law No. 1 of 2012. Ten years after the Coop Italia-Centrale Adriatica ruling, in which the AGCM sanctioned for the first time the abusive practice of large-scale retailers imposing unjustifiably burdensome contractual conditions on their suppliers, the administrative judges “rewrote history” and annulled two of the three sanctions imposed by the AGCM, in particular considering that neither the significant imbalance between the commercial positions of the operators involved nor the unjustified imposition of a burdensome condition had been proven. The Council of State considers that the assessment of “significant imbalance” cannot be based solely on the size of the companies and the duration of the commercial relationship, and points to the need to ascertain in concrete terms the role played by the supplier company in the supply chain which, in this case, would be that of a wholesale fruit and vegetable trader and not a “weak” farmer who is subject to conditions imposed by large-scale retailers.
Indice Fascicolo 2 - 2025
MARIA BEATRICE BERNADETTE ARNESE
La tutela delle indicazioni geografiche del settore agroalimentare e vitivinicolo nel “diritto vivente” dell’Ufficio europeo per la proprietà intellettuale [approfondisci]
Lo scritto, partendo dal commento di una decisione dell’ufficio europeo per la proprietà intellettuale (EUIPO) riguardante la DOP Champagne, intende far luce sul ruolo di enforcement svolto dall’EUIPO per la tutela delle indicazioni geografiche in ragione delle funzioni assegnate a tale Agenzia europea per la protezione delle indicazioni geografiche che, a seguito dell’entrata in vigore del reg. (UE) n. 2024/1143 sono state ulteriormente rafforzate. A tal fine, l’articolo analizza alcune rilevanti decisioni dell’EUIPO, nonché le prassi applicative sviluppatesi nel corso dell’attività dell’Ufficio, in materia di “uso” ed “evocazione” di un’indicazione geografica con l’intento di valutare la corretta applicazione degli insegnamenti resi dalla Corte di giustizia in materia di tutela delle indicazioni geografiche.
The article, starting from the analysis of a decision of the European Intellectual Property Office (EUIPO) concerning the PDO Champagne, intends to highlight the enforcement role played by the EUIPO for the protection of Geographical Indications due to the functions assigned to this European agency for the protection of Geographical Indications that, following the entry into force of Regulation (EU) No. 2024/1143, have been further strengthened. To this end, the article analyses some relevant decisions of the EUIPO as well as the enforcement practices that have developed during the Office’s activity, concerning the “use” and “evocation” of a Geographical Indication to assess the correct application of the Court of Justice’s teachings on the protection of Geographical Indications.
MARIASSUNTA CICCONE
Verso la competitività: prospettive e aspettative per la prossima PAC. Riflessioni a margine sulla nuova comunicazione «Una visione per l’agricoltura e l’alimentazione» [approfondisci]
A partire dalla comunicazione della Commissione europea, «Una visione per l’agricoltura e l’alimentazione. Realizzare insieme un settore agricolo e alimentare dell’UE attrattivo per le generazioni future», pubblicata il 19 febbraio, il presente contributo si propone di approfondire alcuni dei principali aspetti che caratterizzano il percorso verso la competitività del settore agricolo europeo. In primo luogo, la Commissione attribuisce un ruolo prioritario alla sicurezza alimentare (intesa primariamente come food security). La pandemia da COVID-19 aveva già messo in evidenza la vulnerabilità delle catene di approvvigionamento mondiali, a causa della loro interdipendenza. In tale contesto, il rafforzamento dell’autosufficienza e la riaffermazione della sovranità alimentare dell’Unione europea, si configurano come un’efficace strategia di difesa. Un sistema agricolo competitivo, inoltre, non può prescindere dalla sostenibilità economica che richiede un bilanciamento ben calibrato fra costi sostenuti dall’agricoltore e i benefici per l’ambiente e il clima. Per tale ragione, i pagamenti diretti al reddito e il sostegno agli investimenti strutturali previsti nell’ambito della PAC svolgono un ruolo cruciale nel supportare la stabilità del reddito degli agricoltori. È necessario, inoltre, adottare un approccio rinnovato alla sostenibilità che, intesa nella sua tridimensionalità, contribuisce alla resilienza dell’attività agricola attribuendo un valore aggiunto al prodotto europeo. In tale contesto, la PAC post-2027 dovrà innalzare l’ambizione ambientale, promuovendo azioni mirate e orientate a produrre risultati concreti e misurabili. In conclusione, nel settore agricolo europeo la competitività si traduce nell’incremento della capacità produttiva che favorisce la crescita economica di lungo termine e nella necessità di ridurre gli effetti negativi delle pratiche agricole sull’ecosistema. Il raggiungimento di questo equilibrio non può prescindere dall’integrazione reciproca fra la produttività e la sostenibilità, in cui l’innovazione tecnologica rappresenta un elemento di connessione fondamentale.
Starting from the Communication of the European Commission «A Vision for Agriculture and Food Shaping together an attractive farming and agri-food sector for future generations», published on 19 February, this paper aims to explore some of the key aspect underpinning the path towards enhancing the competitiveness of the agricultural sector. Firstly, the Commission assigns a strategic priority to the food security. The COVID-19 pandemic highlighted the vulnerabilities of the global supply chains due to their interdependence. Within this context, strengthening self-sufficiency and reaffirming the food sovereignty emerge as an effective defence strategy. Moreover, a competitive agricultural system cannot disregard economic sustainability, which entails a careful balance between the costs incurred by farmers and the environmental and climate related benefits generated. In this regard, direct income payments and structural investment support, as envisaged under the CAP, play a crucial role in ensuring farmers’ income stability. Furthermore, it is essential to embrace a renewed approach to sustainability, conceived in its threefold dimension, which not only contributed to the resilience of the agricultural activity, but also adds value to the European products. For this reason, the post-2027 CAP should raise the level of environmental ambition, through targeted measures designed to deliver concrete and measurable outcomes. Finally, within the European agricultural sector, competitiveness is reflected, on the one hand, in the enhancement of productive capacity, which supports long-term economic growth, on the other, in addressing the need to mitigate the negative impacts of farming practices on the ecosystem. To strike a balance between these two aspects, it is essential to promote and disseminate requires necessarily the technological innovation, as a strategic lever.
MATTEO FERRARI
Distribuzione di valore e regolazione dell’innovazione in campo vegetale [approfondisci]
Il settore a monte della filiera agroalimentare, che possiamo in prima approssimazione far coincidere con il segmento coinvolto nella fornitura di input (tecnologici o di altra natura), ha ricevuto tradizionalmente minore attenzione rispetto a quello posto a valle. Si tratta, tuttavia, di una porzione di filiera caratterizzata da asimmetrie, in termini di potere di mercato e contrattuale, che possono incidere significativamente sulla ripartizione di valore tra i protagonisti della filiera. Le dinamiche regolative e contrattuali che contraddistinguono l’innovazione in campo vegetale costituiscono un esempio di come sia necessario valutare attentamente la relazione esistente tra diritto e distribuzione di valore, al fine di incentivare soluzioni che permettano l’accesso all’innovazione a condizioni eque e trasparenti.
The segment of the agrifood chain placed upstream, which can approximately be identified as the one concerning the provision of inputs, has traditionally received less attention than the segment placed downstream. Nonetheless, it represents a part of the chain affected by both market and contractual asymmetries which can impact on value distribution among the chain’s players. The regulatory and contractual dynamics characterizing innovation in the plant variety sector provides an example of how it is necessary to carefully assess the relationship between law and value distribution, with the aim to incentivize solutions that facilitate access to innovation at fair and transparent conditions.
NICOLETTA FERRUCCI
La quarta dimensione della sostenibilità sulle orme della riforma degli articoli 9 e 41 della Costituzione [approfondisci]
Il lavoro prospetta una serie di riflessioni sull’essenza della riforma costituzionale, alle quali si lega il disegno di una quarta dimensione della sostenibilità.
The paper presents a range of reflections about the meaning of constitutional reform, to which the design a fourth dimension of sustainability is linked.
STEFANO MASINI
Originalità e rilevanza sistematica del territorio: idee di un diritto agrario in cammino (dentro il laboratorio di Ferdinando Albisinni) [approfondisci]
L’itinerario degli studi sull’impresa agricola che, nel tempo, Ferdinando Albisinni ha svolto, con evidente validità metodologica, incornicia un’originale ricerca nell’intendimento di mettere a fuoco e ricombinare, insieme, dimensione territoriale e commercialità diversamente ritenute varianti di indagine separate e distinte. Se è vero che il diritto agrario ha il carattere della concretezza, l’Autore ha il merito di riconoscere e, via via, precisare in dettaglio le traiettorie di trasformazione che attraverso la multifunzionalità e l’identità sul mercato dei prodotti vincolano ad una equilibrata valutazione la sfera aziendale con i doveri comunitari e premiano le opportunità offerte a livello europeo per un adattamento del ciclo biologico a esigenze ambientali, in coerenza con il disegno costituzionale in cui l’agricoltura si fa natura e custode di habitat. La sensibilità culturale dell’Autore è quella di aver meditato intorno ad un progetto che conserva al suo centro la terra in una proiezione, tuttavia, funzionale all’adozione di modelli differenziali riconducibili al disegno complessivo del territorio e alla salute di tutto ciò che è vivente. Un’intuizione condotta con fedeltà al progetto di assestamento e crescita della materia, che risponde alla necessità di un’architettura unitaria per contenere una vasta e disordinata produzione di norme senza sottrarsi, nella manutenzione del suo perimetro, al compito di cogliere nuove opportunità.
The itinerary of studies on agricultural enterprises that, over time, Ferdinando Albisinni has carried out, with evident methodological validity, frames original research in the intention to focus and recombine, together, territorial dimension and commerciality otherwise considered separate and distinct variants of investigation. While it is true that agricultural law has the character of concreteness, the Author has the merit of recognizing and, gradually, specifying in detail the trajectories of transformation that, through multifunctionality and identity on the market of products bind the corporate sphere to a balanced assessment with community duties and reward the opportunities offered at the European level for an adaptation of the biological cycle to environmental needs, consistent with the constitutional design in which agriculture becomes nature and guardian of habitats. The cultural sensitivity of the Author is to have pondered around a project that retains the earth at its center in a projection, however, functional to the adoption of differential patterns traceable to the overall design of the land and the health of all that is living. An insight conducted with fidelity to the project of settling and growth of the subject matter, which responds to the need for a unified architecture to contain a vast and messy production of standards without evading, in the maintenance of its perimeter, the task of seizing new opportunities.
LUIGI RUSSO
La Politica agricola comune tra esigenze di sostenibilità economica e l’attuazione del Green Deal a tutela della biodiversità [approfondisci]
Non è tutto oro quello che luccica: a fronte dell’enfasi posta sul Green Deal e sulle sue declinazioni nel settore agro-forestale (Strategia From farm to fork e sulla Biodiversità per il 2030), la primazia ecologica che traspare da tali documenti strategici sembra iniziare a scontrarsi con le scontate esigenze di sostenibilità economica delle imprese agricole coinvolte nella transizione verde. Con il lavoro, si intende evidenziare come il regolamento sul ripristino della natura, approvato con difficoltà dal legislatore europeo, sia destinato ad incidere sull’attività dei produttori agricoli e come, al contempo, siano sostanzialmente trascurati gli aspetti di sostenibilità economica dei nuovi impegni che per essi si profilano. Occorre di conseguenza riflettere se gli obiettivi, estremamente ambiziosi, del Green Deal, potranno essere raggiunti nel rispetto del cronoprogramma che ne costituisce un corollario essenziale, anche alla luce degli evidenti rallentamenti nella sua attuazione, come confermato dalle recenti modifiche dei regolamenti attuativi della PAC per alcuni aspetti di natura “ambientale”.
Not all that glitters is gold: in the face of the emphasis placed on the Green Deal and its declinations in the agro-forestry sector (From farm to fork strategy and Biodiversity for 2030), the ecological primacy that transpires from these strategic documents seems to be beginning to clash with the obvious requirements of economic sustainability of agricultural enterprises involved in the green transition. With the paper, it is intended to highlight how the nature restoration regulation, passed with difficulty by the European legislature, is bound to affect the activities of agricultural producers and co-measures, at the same time, the economic sustainability aspects of the new commitments looming for them are substantially neglected. As a result, it is necessary to reflect on whether the extremely ambitious goals of the Green Deal can be achieved within the timetable that is an essential corollary of it, also in light of the obvious slowdowns in its implementation, as confirmed by the recent changes in the CAP implementing regulations for certain aspects of an “environmental” nature.
OSSERVATORIO
IL PRECEDENTE
GIOVANNI GALASSO
Tutela degli acquisti del patrimonio agricolo e compatibilità con i princìpi del mercato unico europeo: riflessioni sulla sentenza C-419/23 della Corte di giustizia dell’UE [approfondisci]
La sentenza del 12 dicembre 2024 della Corte di giustizia dell’UE nella causa C-419/23 ribadisce l’incompatibilità delle restrizioni imposte dalla legislazione ungherese sulla trasmissibilità dei diritti di proprietà e di usufrutto sui terreni agricoli con i princìpi fondamentali del diritto dell’UE. In particolare, la decisione fa riferimento al diritto di registrare nuovamente il diritto di usufrutto illegittimamente cancellato, riconoscendo la necessità di ripristinare la situazione giuridica violata. Il contributo analizza il bilanciamento tra libertà di circolazione dei capitali, tutela dei diritti di proprietà e obiettivi di politica agraria, evidenziando la criticità di misure restrittive che, pur perseguendo obiettivi di interesse generale, risultano sproporzionate e prive di strumenti alternativi meno dannosi. L’azione coordinata della Corte e della Commissione europea definisce un quadro coerente per superare le misure restrittive che ostacolano la libera circolazione dei capitali e l’accesso al mercato fondiario, promuovendo un modello normativo basato su incentivi e monitoraggio dell’uso del suolo, nonché un uso più strategico delle risorse della PAC. Questo approccio è ulteriormente sviluppato nella comunicazione della Commissione «A Vision for Agriculture and Food» (2025), che sottolinea il ruolo centrale della PAC nel bilanciare la competitività, la sostenibilità e la tutela degli interessi agricoli, escludendo soluzioni nazionali che, attraverso restrizioni proprietarie, siano in conflitto con i princìpi fondamentali del diritto dell’UE.
The judgment of the Court of Justice of the EU in Case C-419/23 reaffirms the incompatibility of the restrictions imposed by Hungarian legislation on the transmissibility of property and usufruct rights over agricultural land with the fundamental principles of EU law. In particular, the decision refers to the right to re-register the unlawfully cancelled right of usufruct, recognizing the need to restore the violated legal situation. The contribution analyzes the balance between freedom of movement of capital, protection of property rights and agrarian policy objectives, highlighting the critical nature of restrictive measures that, while pursuing general interest objectives, are disproportionate and lack alternative, less damaging instruments. The coordinated action of the ECJ and the European Commission sets out a coherent framework to overcome restrictive measures that hinder the free movement of capital and access to the land market, promoting a regulatory model based on incentives and land use monitoring, as well as a more strategic use of CAP resources. This approach is further developed in the European Commission’s Communication «A Vision for Agriculture and Food» (2025), which emphasizes the central role of the CAP in balancing competitiveness, sustainability and the protection of agricultural interests, excluding national solutions that, through ownership restrictions, conflict with the fundamental principles of Union law.




