La Fed mantiene l’easing bias, ma cresce il dissenso
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a cura di Mario Di Marcantonio e Paolo Mameli
ABSTRACT
Il FOMC di aprile si è concluso, come ampiamente atteso, con tassi invariati nell’intervallo 3,50-3,75%, ma con un tono moderatamente meno accomodante rispetto a marzo.
La principale novità è emersa tuttavia sul fronte del dissenso interno: oltre al consueto voto di Miran a favore di un taglio da 25pb, tre presidenti regionali (Hammack, Logan e Kashkari) hanno espresso un “soft dissent” non sostenendo il mantenimento dell'”easing bias” nel comunicato (si tratta del numero più ampio di dissensi dal 1992).
Powell ha inoltre aperto alla possibilità che, già dalla riunione di giugno, il linguaggio del comunicato possa essere ricalibrato in senso più bilanciato, alla luce di un baricentro del FOMC più orientato verso una posizione neutrale.
In parallelo, ha annunciato l’intenzione di restare nel Board come Governatore anche dopo la fine del mandato da Chairman; ciò comporterebbe verosimilmente l’uscita di Miran, lasciando spazio alla nomina di Warsh.
Manteniamo l’idea che la prossima mossa possa essere più probabilmente un taglio che un rialzo, ma la finestra si è ristretta: in caso di rapida normalizzazione dello shock energetico, una riduzione dei tassi nell’ultimo scorcio dell’anno resta possibile; in caso contrario, la ripresa del ciclo di allentamento potrebbe slittare al 2027.
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