27 Febbraio 2026 – nota economica
FOREX FLASH
a cura di Intesa Sanpaolo
Il biglietto verde ha mostrato una resilienza superiore alle attese nonostante l’ulteriore incertezza iniettata dalla decisione della Corte Suprema sui dazi IEEPA.
Le prospettive per l’euro appaiono costruttive, sostenute da un miglioramento del quadro macroeconomico e da una BCE che si prevede rimarrà ferma per il prossimo futuro.
Le recenti nomine alla BoJ hanno alimentato il timore di una deriva dovish rispetto alle precedenti aspettative di mercato, che prezzavano una stance di politica monetaria più aggressiva.
La PBOC è recentemente intervenuta per frenare il rapido apprezzamento dello yuan, che ha raggiunto i livelli più forti degli ultimi tre anni rispetto al dollaro.
USD – Il biglietto verde ha mostrato una resilienza superiore alle attese.
Sebbene la decisione della Corte Suprema sui dazi IEEPA abbia iniettato ulteriore incertezza sugli sviluppi futuri della politica tariffaria, riteniamo che l’impatto negativo sarà nel complesso limitato.
L’amministrazione ha risposto con un “global tariff” sostitutivo (tra il 10% ed il 15% per alcuni paesi).
Questa sostituzione limita l’impatto sui ricavi fiscali e segnala una policy relativamente più cauta rispetto alle ipotesi più estreme.
Il minore impulso tariffario dovrebbe ridurre i rischi di ribasso per la crescita e sostenere la fiducia degli investitori.
I recenti toni della Federal Reserve hanno fornito un significativo supporto al dollaro, contrastando in parte le pressioni derivanti dall’incertezza politica.
In particolare, durante la riunione di gennaio, diversi esponenti della Fed hanno segnalato la propria apertura a eventuali rialzi dei tassi qualora l’inflazione dovesse rimanere elevata, un atteggiamento “hawkish” che ha contribuito ad un recupero del biglietto verde.
La nomina di Warsh alla guida della Federal Reserve è stata accolta come una scelta di continuità, meno controversa del previsto, suggerendo un approccio dipendente dai dati. Detto ciò, sebbene si preveda un rimbalzo nel breve termine a causa di condizioni di ipervenduto, le previsioni per il resto del 2026 rimangono ribassiste.
Le nostre previsioni sulle prossime mosse di politica monetaria rimangono orientate verso una progressiva riduzione dei tassi.
Lo scenario base prevede due tagli dei tassi da 25 punti base nel 2026, rispettivamente a giugno e settembre, per raggiungere un tasso terminale compreso tra il 3,00% e il 3,25%.
Gli investitori si stanno inoltre spostando verso valute che combinano beta ciclico, esposizione alle commodity e valutazioni convenienti, come il dollaro australiano, il rand sudafricano e il real brasiliano.
Inoltre, la persistente sovraperformance dei mercati azionari europei e giapponesi rispetto a quelli statunitensi ha fornito un ulteriore impulso alla diversificazione dei portafogli fuori dal dollaro.
EUR – L’Euro si posiziona come una delle alternative preferite al dollaro statunitense, sostenuto da fondamentali di crescita in miglioramento nell’Eurozona.
La politica fiscale espansiva in Germania sta finalmente agendo da catalizzatore per il recupero della dinamica industriale tedesca, fornendo un supporto strutturale alla valuta europea.
Dato che la crescita sta migliorando e l’inflazione si sta stabilizzando su livelli coerenti con il target nel medio termine, la BCE mantiene una posizione di attesa.
A nostro avviso c’è una barriera piuttosto alta per ulteriori mosse di politica monetaria, con tassi previsti stabili al 2,00% per gran parte del 2026.
L’inflazione core è scesa al 2,2% a/a a gennaio e si prevede che possa calare ulteriormente entro la fine del 2026.
Questo raffreddamento è favorito dalla decelerazione dei salari, da un euro più forte e da potenziali effetti deflattivi derivanti dalla competizione commerciale con la Cina.
I dati congiunturali più recenti indicano un rafforzamento della crescita dell’area euro, con il PIL del quarto trimestre 2025 al +0,3% t/t, superando le aspettative di consenso.
Per il 2026 si prevede una crescita complessiva dell’1,1%, supportata dai guadagni dei redditi reali e da una politica fiscale espansiva in Germania, che da sola potrebbe aggiungere 0,5 punti percentuali alla crescita tedesca quest’anno.
Le previsioni per il cross EUR/USD indicano un raggiungimento di quota 1,25 su di un orizzonte di 12 mesi.
Questa forza è alimentata anche da una rotazione degli investitori verso asset non statunitensi, attirati dalle valutazioni convenienti delle azioni europee che scambiano con un ampio sconto rispetto a quelle USA.
GBP – In vista delle Spring Forecast dell’OBR (3 marzo), manteniamo un orientamento positivo sulla Sterlina.
I dati preliminari indicano che l’indebitamento netto del settore pubblico sta sottoperformando le previsioni ufficiali, grazie soprattutto alla riduzione degli oneri per interessi.
Prevediamo che la Sterlina continuerà a beneficiare di questa stabilità, puntando a un target a 12 mesi di 1,36 per il cross GBP/USD.
JPY – La vittoria di Sanae Takaichi ha alimentato aspettative di stimoli fiscali, ma lo Yen rimane vulnerabile a causa dell’ampio differenziale di tassi.
Un fattore stabilizzante cruciale è stato il recente “rate-check” congiunto tra Stati Uniti e Giappone, che ha arrestato la spirale di deprezzamento.
Tuttavia, una vera inversione di tendenza richiederà segnali più decisi di rimpatrio dei capitali o un inasprimento più aggressivo della BoJ (il nostro scenario base prevede il prossimo rialzo di 25bp a luglio).
Le recenti nomine alla BoJ hanno introdotto diversi elementi di incertezza.
I due nuovi candidati per il consiglio della BoJ, Toichiro Asada e Ayano Sato, hanno una storia di commenti a favore di politiche monetarie accomodanti e pro-reflazione.
Questo orientamento ha alimentato il timore di una deriva dovish rispetto alle precedenti aspettative di mercato, che prezzavano una stance di politica monetaria più aggressiva.
Queste nomine hanno probabilmente ridotto le probabilità di un rialzo dei tassi nella prima metà del 2026, ma non dovrebbero ostacolare un intervento a luglio.
Le nomine sono interpretate come un segnale delle preferenze politiche del Primo Ministro Takaichi, che ha espresso preoccupazione per ulteriori rialzi dei tassi.
Nonostante il recupero dello yen dopo le elezioni, i dati sui flussi di portafoglio suggeriscono che la domanda degli investitori giapponesi per asset esteri rimane invariata.
Senza un restringimento significativo del differenziale dei tassi, è improbabile che si verifichi un massiccio rimpatrio di capitali verso asset domestici.
Se il ciclo dei rialzi della BoJ rimarrà contenuto, esiste il rischio concreto che il cross USD/JPY possa riavvicinare quota 160.
In questo scenario, solo un intervento diretto sul mercato dei cambi potrebbe offrire un supporto temporaneo allo yen.
Una maggiore subordinazione della politica monetaria a quella fiscale (ultra-espansiva) potrebbe pesare ulteriormente sulla valuta, specialmente se i mercati inizieranno a incorporare un premio per il rischio fiscale più elevato negli asset giapponesi.
Un parziale contrappeso a questi rischi è arrivato dal Governatore Kazuo Ueda, il quale ha recentemente dichiarato che la banca centrale continuerà a monitorare i dati per decidere il percorso dei tassi, mantenendo aperta la porta a rialzi nel breve termine.
CNY– Le autorità monetarie cinesi (PBOC) sono recentemente intervenute per frenare il rapido apprezzamento dello yuan, che ha raggiunto i livelli più forti degli ultimi tre anni rispetto al dollaro.
La PBOC punta a un apprezzamento graduale e controllato per proteggere il settore export in un contesto di debole domanda interna.
Attraverso la gestione della banda di oscillazione giornaliera del 2%, le autorità stanno infatti cercando di smussare la volatilità piuttosto che invertire completamente il trend, visti i forti flussi derivanti dai surplus commerciali.
Nonostante la cautela della PBOC nel frenare guadagni troppo rapidi, la profonda sottovalutazione della valuta (-20% secondo i nostri modelli) e la forza del settore export suggeriscono una continuazione dell’outperformance.
La pressione verso l’apprezzamento dovrebbe spingere il cross con il dollaro americano a 6.80 su di un orizzonte di 12 mesi.
AUD – Il dollaro australiano è una delle valute G10 preferite grazie ai robusti fondamentali dell’Australia e ad una banca centrale (RBA) decisamente hawkish.
Con un’inflazione annuale al 3,8%, la RBA ha recentemente alzato i tassi al 3,85%, segnalando la possibilità di ulteriori strette.
Questo differenziale di tassi favorevole supporta l’AUD, con il cross verso USD previsto a 0,72 e 0,74 rispettivamente a 12 e 24 mesi.
CAD – Il rischio di un’uscita degli Stati Uniti dall’USMCA pone il dollaro canadese in una posizione di svantaggio relativo.
Il dollaro canadese si trova attualmente in una posizione complessa, schiacciato tra fondamentali di lungo periodo favorevoli e rischi commerciali immediati che ne limitano il potenziale di apprezzamento nel breve termine.
Il principale vento contrario per la valuta è la rinnovata tensione commerciale con gli Stati Uniti.
Esistono infatti indicazioni che l’amministrazione Trump stia considerando l’uscita dal trattato USMCA per perseguire accordi bilaterali separati con Canada e Messico.
La scadenza del 1° luglio riguardante la revisione dell’USMCA potrebbe vedere il riemergere di tensioni e di una accresciuta volatilità.
Il CAD rimane d’altro canto una delle valute più sensibili agli shock sul prezzo del petrolio.
I rally delle commodity energetiche tendono a sostenere la valuta, e qualsiasi interruzione dell’offerta globale rappresenta un rischio al rialzo per il CAD.
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