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20 Febbraio 2026 – nota economica

FOREX FLASH

a cura di Intesa Sanpaolo

Il mercato dei cambi sta abbandonando il paradigma della dominanza assoluta del dollaro statunitense muovendosi verso un sistema più frammentato e multipolare.
Questa evoluzione non è guidata esclusivamente dai differenziali dei tassi, ma è influenzata in modo crescente da un ciclo di investimento tecnologico senza precedenti e da una riconfigurazione delle alleanze geopolitiche che mette in discussione il ruolo tradizionale del biglietto verde come principale ammortizzatore degli shock globali.

La dinamica valutaria del breve periodo si inserisce in un contesto di crescita globale resiliente ma con divergenze regionali che stanno ridefinendo i flussi di capitale.
Mentre gli Stati Uniti affrontano incertezze strutturali legate alla leadership della Federal Reserve e alla sostenibilità del debito, l’Eurozona mostra segnali di una ripresa ciclica che, sebbene priva di dinamismo esplosivo, offre una stabilità che attrae gli investitori in cerca di alternative sicure.
Allo stesso tempo, il Giappone si trova in un momento cruciale di normalizzazione monetaria sotto una nuova amministrazione politica, che sta scatenando un disinvestimento dei carry trade dalle ripercussioni, potenzialmente globali.

USD – Il dollaro statunitense resta in una posizione di fragilità.
L’indice aggregato del dollaro (DXY) fatica a recuperare terreno, scambiando costantemente al di sotto dei livelli suggeriti dai differenziali di rendimento.
Questa discrepanza riflette una crescente preoccupazione del mercato per i fattori strutturali, tra cui il deficit di bilancio degli Stati Uniti e la potenziale erosione dell’indipendenza della banca centrale.
Un elemento di estrema rilevanza per le prospettive di breve periodo è la nomina di Kevin Warsh alla presidenza della Federal Reserve, succedendo a Jerome Powell il cui mandato scade a maggio 2026.
La scelta di Warsh, inizialmente percepita come rassicurante dai mercati per il suo orientamento tendenzialmente falco, ha introdotto nuove variabili di incertezza.
Durante la sua precedente esperienza come governatore della Fed tra il 2006 e il 2011, Warsh ha enfatizzato la necessità di ridurre il bilancio e allentare le condizioni del credito, posizioni che potrebbero scontrarsi con l’attuale necessità di gestire un’inflazione core che rimane al di sopra del target del 2%.
Le prospettive del dollaro sono ulteriormente offuscate da una battaglia legale e politica riguardante l’uso dell’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA) per l’imposizione di dazi commerciali.
Una possibile sentenza della Corte Suprema che limiti il potere dell’esecutivo di imporre tariffe in via emergenziale priverebbe il Tesoro di un importante flusso di entrate, aggravando il fabbisogno di finanziamento del debito pubblico.
Il mercato ha iniziato a prezzare un premio al rischio sugli asset denominati in USD, temendo che la pressione fiscale costringa la Fed a mantenere i rendimenti dei titoli di stato artificialmente bassi per facilitare il servizio del debito.
I mercati appaiono estremamente sensibili alle notizie geopolitiche: i guadagni derivanti dalla domanda di safe haven sono spesso controbilanciati da preoccupazioni sulla credibilità delle politiche a lungo termine.

EUR – In netto contrasto con le turbolenze statunitensi, l’Eurozona entra nel 2026 con un profilo macroeconomico stabile, sebbene privo di un dinamismo eccezionale.
L’euro è diventato la valuta preferita per la diversificazione, beneficiando di una minore incertezza politica rispetto al dollaro.
La BCE ha concluso il suo ciclo di tagli dei tassi, mantenendo il tasso sui depositi al 2,00%.
La decisione del Consiglio Direttivo del 5 febbraio 2026 di lasciare i tassi invariati è stata unanime, riflettendo la fiducia che l’attuale orientamento sia sufficiente a garantire la stabilità dei prezzi a medio termine.
L’inflazione nell’area euro si sta stabilizzando intorno all’1,9%, un livello che consente alla BCE di adottare un approccio di attesa prudente, monitorando l’impatto dei tagli di 100 punti base effettuati nel 2025.
Il PIL dell’Eurozona è cresciuto dello 0,3% su base trimestrale alla fine del 2025, con una previsione di crescita per il 2026 fissata intorno all’1,2% (Reuters).
Questa stabilità è sostenuta da una solida situazione finanziaria del settore privato e da un aumento graduale della spesa pubblica in settori strategici come la difesa e le infrastrutture.
In particolare, la Germania ha avviato uno stimolo fiscale significativo che dovrebbe dare frutti a partire dal secondo trimestre del 2026, mentre la Spagna continua a sovraperformare.
Il cross EUR/USD ha mostrato una tendenza rialzista nel corso del primo trimestre, superando brevemente la soglia di 1,2000 prima di stabilizzarsi.
Il restringimento dei differenziali di tasso d’interesse, dovuto alla stabilità della BCE e ai previsti tagli della Fed, è il motore principale di questo movimento. Inoltre, la diversificazione delle riserve da parte delle banche centrali asiatiche, che stanno riducendo l’esposizione al debito statunitense a favore dell’euro e dell’oro, fornisce un supporto strutturale alla moneta unica.

GBP – La sterlina si trova in una posizione precaria all’inizio del 2026, stretta tra la debolezza del dollaro e le sfide domestiche che ne limitano il potenziale di apprezzamento.
Sebbene il cross GBP/USD abbia beneficiato della flessione del biglietto verde, la valuta britannica mostra segni di fragilità rispetto all’euro.
La riunione della BoE del 5 febbraio 2026 ha evidenziato una profonda spaccatura all’interno del Monetary Policy Committee.
Con un voto di 5-4, la banca ha deciso di mantenere il tasso di riferimento al 3,75%, ma ben quattro membri hanno votato per un taglio immediato.
Il Governatore Andrew Bailey rimane l’ago della bilancia, sottolineando che, sebbene l’inflazione stia scendendo (3,0% a gennaio 2026 rispetto al 3,4% di dicembre), le pressioni sottostanti sui prezzi dei servizi e la crescita dei salari rimangono preoccupanti.
Il mercato sconta ora la probabilità di tagli ai tassi già a marzo o aprile, soprattutto se l’economia mostrerà ulteriori segni di debolezza.
Anche per la sterlina l’incertezza politica è diventata un driver primario.
Le polemiche sulla nomina di Peter Mandelson come ambasciatore negli Stati Uniti e le dimissioni di alleati chiave hanno messo in discussione l’autorità del Primo Ministro Keir Starmer.
I mercati temono che una crisi di leadership possa coinvolgere anche la Cancelliera Rachel Reeves, scatenando una reazione negativa sui mercati dei Gilt simile a quella osservata in passato.
Le prossime elezioni suppletive di febbraio e le elezioni locali di maggio rappresentano momenti critici che potrebbero iniettare un premio al rischio significativo sulla GBP.
Un possibile elemento di sorpresa positiva per la sterlina sarebbe un riavvicinamento concreto all’Europa, come l’ipotesi di rientrare nell’unione doganale, che è considerata il “jolly rialzista” per la valuta nel medio periodo.

JPYLo yen è al centro di una tempesta di volatilità all’inizio del 2026.
La dinamica della valuta è guidata da una complessa interazione tra la vittoria politica del Partito Liberal Democratico (LDP) e i tentativi della BoJ di uscire definitivamente dall’era dei tassi ultra-bassi.
Le elezioni parlamentari anticipate dell’8 febbraio 2026 hanno consegnato una vittoria decisiva alla coalizione di governo.
Il Primo Ministro Sanae Takaichi ha ricevuto un forte mandato per attuare politiche di crescita aggressiva ed un significativo potenziamento della difesa nazionale.
Mentre la BoJ ha innalzato il tasso di riferimento allo 0,75%, il livello più alto in tre decenni, lo yen ha continuato a mostrare fragilità, spingendo il cross USD/JPY verso la soglia critica di 160,00.
Questa situazione ha innescato una risposta coordinata tra le autorità finanziarie di Stati Uniti e Giappone.
Il Ministero delle Finanze giapponese ha intensificato i segnali di intervento, supportato da un’insolita mossa della Federal Reserve di New York che ha effettuato un “rate check“, suggerendo una possibile azione congiunta per stabilizzare la valuta.
Questi sviluppi hanno causato un massiccio unwinding dei carry trade finanziati in yen.
Gli investitori, che avevano accumulato posizioni corte sullo yen per finanziare acquisti in dollari e altre valute ad alto rendimento, si sono trovati costretti a coprire le posizioni, portando a una correzione rapida del cross USD/JPY verso l’area 152,00-154,00.
La persistente vigilanza delle autorità e la prospettiva di ulteriori rialzi dei tassi da parte della BoJ ogni 4-5 mesi suggeriscono che la pressione al ribasso sullo yen potrebbe aver già raggiunto il suo culmine.

AUD – L’Australia è una delle poche economie G10 dove si parla ancora seriamente di rialzi dei tassi invece che di tagli.
La RBA deve gestire un’inflazione interna ostinata e una performance economica robusta, sostenuta dalle esportazioni verso una Cina che, pur con difficoltà interne, continua a importare materie prime a ritmi record.
Il cross AUD/USD ha superato 0,70 a gennaio 2026, con il consenso degli analisti che prevede ulteriori guadagni se la RBA manterrà i tassi elevati mentre la Fed inizierà il suo ciclo di allentamento.

CADIl dollaro canadese rimane vulnerabile a causa dell’incertezza che circonda la rinegoziazione dell’accordo USMCA, prevista per il 2026.
Sebbene i prezzi del petrolio WTI abbiano fornito un certo supporto all’inizio dell’anno, il rischio di nuove barriere commerciali con gli Stati Uniti pesa sulla fiducia delle imprese e sulla valuta.

NZD – Per quanto riguarda il dollaro neozelandese, la RBNZ ha adottato toni meno aggressivi rispetto alle attese del mercato, portando a una correzione del NZD a favore dell’AUD e dell’EUR.

CHF – Il franco svizzero continua a beneficiare del suo status di principale bene rifugio in un mondo segnato da incertezze geopolitiche.
La SNB ha mantenuto i tassi fermi allo 0% a dicembre, segnalando di essere a proprio agio con la forza della valuta, che ha raggiunto minimi storici contro il dollaro (USD/CHF intorno a 0,76).
La solidità della bilancia commerciale svizzera e la bassa inflazione interna rafforzano il ruolo del CHF nel suo status di safe haven currency.

 


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