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11 dicembre 2018 – nota economica giornaliera

ITALIA – La produzione industriale è aumentata lievemente a ottobre, di +0,1% m/m dopo il calo nella registrato a settembre.
• Nel complesso, il dato sulla produzione industriale di ottobre non ha sorpreso e non cambia le prospettive macroeconomiche.
• Tuttavia, nel trimestre corrente la produzione industriale dovrebbe essere tornata a crescere, come non accadeva dalla fine dell’anno scorso: ciò segnala che è possibile che il PIL mostri un miglioramento rispetto al -0,1% t/t visto nei mesi estivi.
• L’incremento è dovuto interamente ai beni di consumo (+1,3% m/m), in crescita per il terzo mese consecutivo, con i durevoli in recupero di +2,6% m/m dopo il -1,9% di settembre). Viceversa, gli altri raggruppamenti principali di industrie hanno evidenziato un calo, marginale per i beni strumentali e intermedi (-0,1% e -0,3% m/m rispettivamente) e più consistente per l’energia (-3% m/m).
• La variazione annua è rallentata a +1% da +1,4% di settembre, rimanendo però in territorio positivo, dopo che in luglio e agosto si era interrotta la tendenza espansiva degli ultimi due anni.
• L’andamento per settore è assai variegato. Tra i comparti maggiormente in rosso su base si confermano legno, carta e stampa (-5,4% a/a) e coke e petroliferi raffinati (-4,8%), e vira in negativo il volatile settore farmaceutico (-3,6% a/a). Viceversa, mostrano incrementi tendenziali apprezzabili computer ed elettronica (+5,9%), alimentari e bevande (+3,8%), chimici (+3,2%) e le altre industrie manifatturiere (+3,7%).
• In ogni caso, le indagini di fiducia delle imprese nel settore non segnalano una significativa accelerazione per il futuro. In particolare, preoccupa il calo al di sotto della soglia di 50 dell’indice PMI manifatturiero a ottobre e novembre. Probabilmente, l’incertezza sulle prospettive fiscali e finanziarie del Paese sta cominciando a pesare sull’attività produttiva.
• In sintesi, le indagini di fiducia e i dati reali sulla produzione segnalano, dopo anni di espansione, un ciclo in una fase di sostanziale stagnazione dell’attività, che potrebbe protrarsi almeno sino alla prima parte del 2019. C’è il rischio di un significativo rallentamento della crescita del PIL l’anno prossimo rispetto al 2018.

 

COMMENTI:

REGNO UNITO – Il Governo ha rinviato il voto della Camera dei Comuni sull’accordo di recesso dall’UE firmato il 25 novembre, per evitare una pesantissima sconfitta che avrebbe probabilmente obbligato il governo alle dimissioni. Pare che il primo ministro intenda ora chiedere modifiche all’accordo per la parte relativa alla soluzione di salvaguardia per il confine irlandese.
May parlerà oggi con alcuni capi di governo, nonché con Juncker e Tusk, nel tentativo di ottenere concessioni. Tuttavia, un portavoce della Commissione ha già ribadito che questo è il “migliore e unico accordo possibile” e che nessuna rinegoziazione del testo avrà luogo.
Tusk ha detto di essere “pronto a discutere come facilitare la ratifica da parte del Regno Unito”, ma ha anche escluso qualsiasi rinegoziazione del trattato o del protocollo sull’Irlanda. Inoltre, ha raccomandato di intensificare i preparativi per un’uscita senza accordo il 29 marzo.

FRANCIA – Il Presidente Macron ha annunciato misure fiscali per aumentare il salario minimo di 100 euro al mese, oltre alla defiscalizzazione degli straordinari e a sgravi contributivi per le pensioni sotto i ­2000 euro al mese. Le misure potrebbero allontanare la Francia dal rispetto del patto di stabilità e crescita nel 2019.

STATI UNITI – I negoziati con la Cina sul commercio sono iniziati ieri con una conversazione telefonica fra il Segretario del Tesoro Mnuchin, il rappresentante del commercio Lighthizer e il vice-primo ministro cinese Liu He.
I primi temi discussi sono stati acquisti di prodotti agricoli da parte della Cina e possibili modifiche a varie politiche economiche cinesi, con l’obiettivo di delineare un sentiero di prossime tappe con un calendario di obiettivi, anche temporali.
Liu He potrebbe recarsi a Washington nelle prossime settimane, confermando una dinamica positiva per le trattative, che comunque restano molto incerte.

 

Il dollaro sconta ormai aspettative troppo basse sul rialzo dei tassi Fed nel 2019, e anche la probabilità implicita su dicembre 2018 è eccessivamente bassa. Tuttavia, il driver principale resta l’andamento dei negoziati commerciali con la Cina.

Il rinvio del voto ha portato la sterlina a un calo dell’1,37% in un giorno, fino a 1,256 dollari, mentre il cambio con l’euro ha ceduto l’1,1% e gira stamane intorno a 0,9040.

Il CAD ha sofferto per la debolezza del petrolio e ora appare sottovalutato rispetto al dollaro, e difficilmente potrebbe spingersi oltre 1,35 senza una nuova caduta delle quotazioni petrolifere.

Anche la Corona Norvegese contro euro, non dovrebbe andare oltre i picchi recenti appena sotto 9,76.

 

MARKET MOVERs:

In Germania, l’indice ZEW sulle attese per i prossimi mesi dovrebbe recuperare terreno a dicembre, dato l’andamento dei corsi azionari, condizioni finanziarie ancora di ampio supporto e la moderazione del prezzo del greggio. Anche l’indice sulla situazione corrente è atteso in rialzo, al di sopra della media di lungo termine

Negli USA, il PPI a novembre dovrebbe essere poco mosso, sulla scia del crollo del prezzo del petrolio; a parte le fluttuazioni dovute all’energia, i prezzi alla produzione core si mantengono su un trend di aumento intorno a 2,8% a/a.



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