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13 Febbraio 2026 – nota economica

FOREX FLASH

a cura di Intesa Sanpaolo

L’esito delle elezioni giapponesi dell’8 febbraio 2026 ha innescato un rally che ha visto il cambio USD/JPY scendere rapidamente dall’area 160 verso i livelli di 152-153 in una manciata di sessioni operative.
Questo fenomeno, non è a nostro avviso una mera reazione tecnica, ma rappresenta l’effetto di una ricalibrazione delle aspettative riguardo la stabilità fiscale del paese e la velocità della normalizzazione monetaria.
La vittoria schiacciante di Sanae Takaichi e del Partito Liberal Democratico (LDP) ha fornito per il momento la fiducia necessaria per uno smobilizzo delle posizioni corte e per una rivalutazione dei fondamentali macroeconomici del paese.

L’euro appare destinato a fluttuare nel range 1.15-1.19 contro dollaro senza una direzione univoca.

Il “ceiling” di questo range rimarrà difficilmente valicabile nel brevissimo termine a meno di un marcato deterioramento dei dati sull’occupazione negli Stati Uniti, che costringerebbe i mercati a prezzare tagli della Fed più aggressivi di quanto Warsh abbia lasciato intendere.

La sterlina resta in un quadro di vulnerabilità tra un mercato del lavoro in deterioramento, una BoE sempre più divisa e un premio al rischio politico che ricomincia a pesare.

USD – Il dollaro sembra entrato in una fase di modesta riduzione del premio al rischio politico, pur all’interno di un quadro strutturale di indebolimento.
Uno dei principali catalizzatori è stata la nomina di Kevin Warsh a futuro presidente della Federal Reserve.
Questa scelta è stata interpretata dai mercati come un segnale di continuità e credibilità, attenuando i timori di attacchi all’indipendenza della banca centrale.
La percezione di Warsh come candidato “market-friendly” ha spinto gli investitori a riconsiderare il premio al rischio politico precedentemente incorporato nel dollaro, favorendo un recupero dai livelli di ipervenduto raggiunti a gennaio.
Sebbene Warsh abbia espresso opinioni divergenti in passato, la sua nomina suggerisce una Fed che rimarrà dipendente dai dati, limitando l’urgenza di tagli aggressivi in assenza di un marcato deterioramento del ciclo e della dinamica inflattiva. Su questo fronte i dati più recenti hanno fornito un supporto fondamentale alla valuta.
I nonfarm payrolls di gennaio hanno sorpreso positivamente con la creazione di 130 mila posti di lavoro, superando le attese del consenso (70 mila).
Questo dato, unito a una disoccupazione in calo al 4,3%, suggerisce che la Fed possa mantenere i tassi nell’intervallo 3,50%-3,75% più a lungo di quanto precedentemente prezzato.
Nonostante i differenziali di tasso si stiano restringendo, i flussi in entrata verso l’azionario statunitense rimangono un pilastro di supporto.
Il dollaro continua a beneficiare dell’afflusso di capitali esteri che cercano rendimenti nel settore tecnologico e dell’intelligenza artificiale.

EUR – L’attuale fase dell’euro può essere definita di “stabilità”.
Il cambio EUR/USD oscilla stabilmente tra 1,15 e 1,19.
Questa dinamica riflette una condizione di temporaneo equilibrio tra forze contrapposte.
Da una parte c’è la stabilità della Banca Centrale Europea (BCE), che ha segnalato di aver concluso il proprio ciclo di allentamento, mantenendo il tasso sui depositi al 2,00%, livello considerato vicino alla neutralità.
Dall’altra parte la nomina di Kevin Warsh alla presidenza della Federal Reserve ha rassicurato i mercati circa l’indipendenza dell’istituzione e ha ridotto il premio al rischio precedentemente incorporato nel biglietto verde.
Le prospettive di ulteriore apprezzamento dell’euro restano fortemente dipendenti dai dati macroeconomici e dal restringimento dei differenziali di tasso.
A meno di un marcato deterioramento dei dati sull’occupazione negli Stati Uniti che costringerebbe i mercati a prezzare tagli della Fed più aggressivi di quanto Warsh abbia lasciato intendere non ci sono molti spazi per un ulteriore apprezzamento del cross EUR/USD.
Al contrario, le persistenti incertezze sul bilancio francese rappresentano il principale fattore di debolezza della valuta.
Qualora la tensione sui titoli di stato francesi dovesse aumentare, l’euro potrebbe sottoperformare rispetto a valute rifugio come il franco svizzero (CHF), limitando i guadagni contro il dollaro.

JPY – La super-maggioranza ottenuta dal Primo Ministro Sanae Takaichi è stata interpretata dai mercati come un mandato inequivocabile per una politica fiscale fortemente proattiva ed espansiva.
In particolare, i due pilastri del programma economico del nuovo Governo si poggeranno sul taglio dell’imposta sui consumi ed aumento della spesa pubblica.
L’esito elettorale ha innescato una significativa volatilità nel mercato dei titoli di stato giapponesi (JGB).
Sebbene l’aumento dei rendimenti nominali possa teoricamente sostenere una valuta, in questo contesto riflette un aumento dei premi al rischio piuttosto che un rafforzamento dei fondamentali economici, risultando quindi in una pressione ribassista sullo Yen.
Tuttavia, la risoluzione dell’incertezza elettorale ha portato a un appiattimento della curva dei rendimenti nella parte a lungo termine (“bear-flattening”), segno che i mercati stanno digerendo molto positivamente l’impatto fiscale delle nuove politiche.
Il motore più potente dietro l’apprezzamento dello yen è stata la percezione che la vittoria schiacciante di Takaichi abbia fornito alla Bank of Japan (BoJ) il “via libera” politico per accelerare il processo di normalizzazione monetaria.
Prima delle elezioni, esisteva il timore che un governo debole potesse fare pressione sulla banca centrale affinché mantenesse i tassi bassi per sostenere l’economia.
Tuttavia, la retorica di Takaichi sulla necessità di un’economia resiliente alle fluttuazioni dei tassi di cambio e la sua preoccupazione per l’impatto dello yen debole sui costi di importazione hanno segnalato un cambio di paradigma.
I mercati hanno iniziato a prezzare con convinzione almeno tre rialzi dei tassi nel corso del 2026, con il primo previsto già per marzo o aprile.
Il Summary of Opinions della BoJ di gennaio 2026 aveva già evidenziato come l’inflazione sottostante si stesse stabilizzando intorno al target del 2%, spinta non più solo dai costi energetici ma da una dinamica salari-prezzi virtuosa, con le negoziazioni salariali di primavera (Shunto) previste oltre il 4-5% per il secondo anno consecutivo.
In sintesi, la normalizzazione della BoJ (con tassi previsti all’1,25% entro fine 2026) e il ciclo di tagli della Fed rimangano i driver gravitazionali per un recupero dello Yen.
La sostenibilità del rafforzamento dello yen dipenderà dalla capacità del governo di bilanciare le ambizioni reflazionistiche con la credibilità fiscale.
Il rischio di queste politiche è che potrebbero alimentare il timore di un regime di dominanza fiscale, in cui la BoJ potrebbe essere politicamente indotta a mantenere i tassi reali profondamente negativi per facilitare il finanziamento del debito, erodendo la fiducia nello yen.

GBP – La sterlina rimane in una condizione di vulnerabilità nel breve termine, la valuta si trova compressa tra un mercato del lavoro in deterioramento, una Banca d’Inghilterra (BoE) sempre più divisa e un premio al rischio politico che ricomincia a pesare sulle quotazioni.
L’elemento centrale resta la transizione della BoE verso posizioni più “dovish“, in risposta a un’inflazione che sta convergendo al target più rapidamente del previsto.
La riunione di febbraio 2026 della BoE ha segnato un punto di svolta per la politica monetaria.
Sebbene il tasso di riferimento sia stato mantenuto al 3,75%, la decisione è stata presa con un voto estremamente risicato (5 a 4), con quattro membri che hanno spinto per un taglio immediato.
I commenti recenti di esponenti del comitato di politica monetaria (come Breeden) hanno confermato un cambio di narrativa, spostando l’attenzione dalla lotta all’inflazione “sticky” verso il supporto dell’attività economica e delle condizioni del mercato del lavoro.
Il mercato prezza circa 40-46 punti base di tagli entro la fine dell’anno, ma la fragilità macroeconomica suggerisce che la BoE potrebbe essere costretta a consegnare tagli più consistenti e front-loaded rispetto a quanto attualmente incorporato nelle curve OIS.
Un elemento di instabilità che sta iniziando a influenzare il posizionamento speculativo sulla sterlina è la situazione politica interna.
Nonostante l’ampia maggioranza parlamentare, il governo guidato da Keir Starmer sta affrontando un calo di popolarità.
Il mercato sta già iniziando a prezzare l’incertezza legata ai risultati delle elezioni locali del prossimo maggio, visti come un test cruciale per la leadership del Primo Ministro.
Risultati elettorali scarsi potrebbero innescare una sfida alla leadership o costringere l’attuale esecutivo a virare verso politiche fiscali più espansive e meno “market-friendly“.
Nel breve termine ci aspettiamo che il cross EUR/GBP continuerà a salire verso l’area 0,88-0,89.
La divergenza tra una BCE vista ferma al 2,00% e una BoE pronta a tagliare rende la sterlina un’opzione meno attraente in termini di carry trade rispetto all’euro.
Contro il dollaro, la sterlina potrebbe sperimentare una maggiore stabilità, ma questo sarebbe principalmente il riflesso di una debolezza più generale del biglietto verde piuttosto che di una forza intrinseca della GBP.
Un cross contro il dollaro a 1,36-1,37 appare difficilmente superabile nel breve termine data la pressione dovish della BoE.
In sintesi, la sterlina appare destinata a sottoperformare le altre valute del G10, in particolare l’euro e le valute ad alto beta come il dollaro australiano.
Il catalizzatore principale sarà la pubblicazione dei dati sull’inflazione e sull’occupazione di febbraio, che dovrebbero fornire alla BoE la giustificazione necessaria per il primo taglio dei tassi del ciclo a marzo.

 


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