9 Gennaio 2026 – nota economica
FOREX FLASH
a cura di Intesa Sanpaolo
Dall’inizio di gennaio 2026, il mercato valutario ha mostrato dinamiche contrastanti, caratterizzate da un iniziale tentativo di ripresa del dollaro USA dopo i minimi degli anni precedenti e da una sostanziale resistenza da parte dell’euro.
USD – Il panorama valutario globale sta attraversando una transizione strutturale.
L’era dell’ampio predominio del dollaro USA si sta attenuando in un contesto parzialmente divergente per le politiche delle banche centrali e la performance economica relativa.
Sebbene il dollaro USA rimanga la principale valuta di riserva mondiale, la sua quota nelle riserve globali è scesa a circa il 56-58%, il livello più basso degli ultimi decenni.
Il biglietto verde rimane tuttavia il “re” del forex, coinvolto in quasi l’88-90% di tutte le transazioni globali.
Prospettive per il 2026: il consenso del mercato è relativamente ribassista, con l’indice del dollaro USA (DXY) che dovrebbe calare sui livelli della metà degli anni ’90 entro la fine dell’anno.
La logica di questa previsione si basa su due motivi principali.
In primo luogo, l’allentamento monetario: dopo tre tagli dei tassi alla fine del 2025, si prevede che la Federal Reserve attuerà ulteriori riduzioni nel 2026, puntando a una posizione neutrale del 3,00%-3,25%.
In secondo luogo, le preoccupazioni fiscali: i livelli record del debito pubblico e l’incertezza politica che circonda le elezioni di medio termine del novembre 2026 stanno pesando sulla fiducia degli investitori.
EUR – L’euro mantiene la sua posizione di seconda valuta più scambiata, rappresentando circa il 20% delle riserve globali.
Le prospettive per il 2026 sono relativamente rialziste: secondo il consenso, il cambio EUR/USD dovrebbe raggiungere circa 1,19-1,20 entro dicembre 2026.
Questo scenario è sostenuto da due forze.
In primo luogo, la stabilità della politica monetaria della BCE: a differenza della Fed, si prevede che la Banca Centrale Europea (BCE) manterrà i tassi stabili al
2,0% per gran parte del 2026, a condizione che l’inflazione rimanga vicina al suo obiettivo del 2%.
In secondo luogo, la performance di crescita: si prevede che l’espansione fiscale della Germania, che include un fondo infrastrutturale da 500 miliardi di euro, stimolerà il PIL dell’Eurozona, fornendo un impulso positivo alla valuta.
Rischi principali: l’instabilità politica in Francia rimane un ostacolo primario, con le preoccupazioni sulla sostenibilità del debito che impediscono all’euro di ottenere guadagni più aggressivi.
JPY – Dopo anni di estrema debolezza, lo yen è considerato una moneta di “ripresa” ad alto potenziale per il 2026.
Sebbene il cambio USD/JPY rimanga volatile (attualmente scambiato vicino a 156-157), prevediamo che scenderà verso 146-148 entro la fine dell’anno.
Questa prospettiva si basa su due argomentazioni.
In primo luogo, la normalizzazione della politica monetaria: la Banca del Giappone (BoJ) sta finalmente abbandonando la politica monetaria ultra-espansiva, con almeno due aumenti dei tassi previsti nel 2026 per portare il tasso di riferimento sopra l’1,00%.
In secondo luogo, la convergenza dei rendimenti: con il calo dei rendimenti statunitensi e l’aumento di quelli giapponesi, si prevede che il restringimento del “gap di rendimento” inneschi una graduale riduzione delle operazioni di carry trade finanziate in yen.
GBP – Diversi fattori suggeriscono un potenziale deprezzamento della sterlina britannica (GBP) rispetto al dollaro statunitense (USD).
Sebbene prevediamo una debolezza generalizzata del dollaro, la sterlina si trova ad affrontare specifici vincoli interni che dovrebbero portare a un calo.
In primo luogo, si prevede che la Banca d’Inghilterra (BoE) continuerà ad allentare la politica monetaria nel 2026 per sostenere la stagnazione dell’economia britannica.
I mercati stanno scontando un calo dei tassi di interesse verso il 3,25% entro il terzo trimestre del 2026, con alcune istituzioni che prevedono livelli compresi tra il 2,75% e il 3,00% entro la fine dell’anno.
In secondo luogo, si prevede che l’economia britannica registrerà una crescita contenuta nel 2026, con una performance significativamente inferiore a quella degli Stati Uniti.
Il tasso di disoccupazione nel Regno Unito è salito al 5,1% alla fine del 2025 e si prevede che rimarrà al 5,0% per tutto il 2026.
In terzo luogo, le rinnovate sfide alla leadership del Primo Ministro Keir Starmer, in particolare dopo le elezioni locali del maggio 2026, rappresentano un grave rischio di instabilità politica.
Un cambio di leadership potrebbe innervosire i mercati e portare a una svendita della sterlina.
AUD e NZD – Si prevede che sia il dollaro australiano che quello neozelandese sovraperforeranno nel 2026, sostenuti dai prezzi solidi delle materie prime industriali e dalla solida crescita interna.
CNY – Pechino ha dimostrato un forte impegno per la stabilità, con il cambio USD/CNY che dovrebbe oscillare in un intervallo ristretto tra 6,90 e 7,30 per tutto il 2026.
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