6 Febbraio 2026 – nota economica
FOREX FLASH
a cura di Intesa Sanpaolo
Il panorama dei mercati valutari mondiali è attualmente dominato dall’imminente tornata elettorale in Giappone e da una marcata divergenza nelle politiche monetarie del G10.
Le proiezioni indicano una probabilità del 95% di una maggioranza assoluta per il Partito Liberal Democratico (LDP) sotto la guida del Primo Ministro Sanae Takaichi nelle elezioni dell’8 febbraio.
Mentre una vittoria schiacciante potrebbe paradossalmente stabilizzare i mercati obbligazionari riducendo la necessità di compromessi fiscali estremi con l’opposizione, resta alto il rischio di un indebolimento dello Yen, frenato solo dalla minaccia di interventi coordinati.
Parallelamente, si osserva un ritorno alla restrizione monetaria da parte di banche centrali minori come la RBA (Australia), in contrasto con la stabilità o i possibili tagli di Fed, ECB e BoE.
In Asia, la forza dello Yuan, sostenuta da esportazioni record, funge da ancora per le valute regionali, con il ringgit malese che emerge come il principale beneficiario grazie a fondamentali solidi e agli investimenti nel settore tecnologico.
USD – Il dollaro ha mostrato una recente forza dovuta all’avversione al rischio dei mercati, raggiungendo i massimi di due settimane all’inizio di febbraio.
La nomina di Kevin Warsh come prossimo Chairman della Fed è vista come potenzialmente dovish.
La sua tesi sulla deregolamentazione come forza disinflazionistica, unita ai guadagni di produttività derivanti dall’AI, suggerisce una Fed meno restrittiva nel lungo termine.
Nel brevissimo termine, la fine dello shutdown governativo parziale negli USA dovrebbe portare alla pubblicazione dei dati occupazionali (payrolls e JOLTS)
precedentemente ritardati, riducendo l’incertezza sui dati.
EUR – L‘euro è considerato in una fase di ‘stabilità relativa’, con la BCE che mantiene i tassi invariati al 2%.
Il Consiglio direttivo della BCE ritiene che la politica monetaria sia in un “buon posto” e non vede la necessità immediata di tagli o rialzi, prevedendo una
crescita del PIL dell’1,3% per l’area euro nel 2026.
Le preoccupazioni per l’apprezzamento dell’euro sono state minimizzate dalla Presidente Lagarde.
JPY – Da monitorare con attenzione le prossime elezioni della Camera Bassa del 8 febbraio 2026.
Le elezioni non rappresentano solo un passaggio istituzionale, ma agiscono come il catalizzatore critico per il “premio al rischio fiscale” del Giappone.
Sebbene i sondaggi ed i prediction markets indichino una probabilità del 95% per una maggioranza assoluta del Partito Liberal Democratico (LDP), riteniamo che il significato di questa vittoria non sia ancora stato interamente prezzato: una vittoria schiacciante potrebbe, paradossalmente, stabilizzare i mercati.
Un mandato forte fornirebbe alla PM Sanae Takaichi il “buffer politico” necessario per resistere alle pressioni delle opposizioni — come la CRA ed il DPP, che spingono per tagli alla tassa sui consumi ben più radicali — permettendole di esercitare una maggiore disciplina fiscale e rispondere costruttivamente alle preoccupazioni dei mercati e della comunità internazionale.
Il programma economico della PM Takaichi improntato anch’esso ad una spesa fiscale aggressiva (difesa, stimoli e tagli fiscali) ha già messo alla prova la pazienza degli investitori, come dimostrato dal passo indietro forzato sul pacchetto di stimoli da 21,3 trilioni di yen lo scorso novembre.
I rendimenti obbligazionari giapponesi sono oggi il barometro essenziale della fiducia degli investitori nella solvibilità del Paese.
L’impennata del rendimento del JGB a 40 anni verso il record del 4.23%, toccato il 20 gennaio, riflette un mercato che ha accolto con molto scetticismo la prospettiva di un ulteriore allentamento della politica fiscale.
In questo setting l’incremento dei rendimenti non sta più agendo da supporto per la valuta, poiché il mercato richiede un premio al rischio crescente per detenere asset in yen.
Lo yen si è trasformato in un asset guidato da fattori politici idiosincratici, dove i differenziali dei tassi nominali hanno perso il loro ruolo di guida primaria.
La proposta della Takaichi di sospendere l’imposta dell’8% sui soli beni alimentari creerebbe un buco nelle entrate stimato in 10 trilioni di yen in due anni ma sarebbe comunque molto meno radicale delle proposte delle opposizioni.
Nello specifico la CRA (la principale forza di opposizione) chiede l’abolizione totale e definitiva della tassa dell’8% sui prodotti alimentari mentre il DPP, descritto come in forte ascesa, propone invece di ridurre l’intero spettro dell’IVA al 5%.
Le opposizioni inoltre hanno proposto piani di spesa ancora più ampi rispetto a quelli del governo.
A nostro avviso, in un contesto in cui i programmi elettorali contribuiscono alle preoccupazioni riguardo la sostenibilità del debito pubblico una vittoria schiacciante della coalizione di governo sarebbe paradossalmente lo scenario migliore per i mercati, poiché eliminerebbe la necessità di dover negoziare con le opposizioni e assecondare le loro richieste di ulteriori tagli alle tasse e maggiore spesa pubblica.
Il futuro dello yen dipende dalla capacità dell’amministrazione Takaichi di trasformare un forte mandato politico in politiche credibili e sostenibili soprattutto sul piano fiscale.
Se le elezioni non forniranno questa forza moderatrice, sarà il mercato a imporla attraverso un ulteriore shock sui rendimenti e sulla valuta.
A tal proposito riteniamo che a prescindere dall’esito delle elezioni continuerà ad esistere un alto rischio di intervento coordinato se il cambio USD/JPY dovesse superare quota 160, il che limita il potenziale rialzista immediato del cross nonostante i fondamentali fiscali negativi.
GBP – La sterlina risentirà dello shift dovish della Bank of England.
Sebbene la BoE abbia mantenuto i tassi al 3,75% a febbraio, il voto di 5-4 e la rimozione del termine “graduale” dal sentiero di riduzione dei tassi indicano un possibile taglio già a marzo (giovedì 19).
In particolare, il voto, conclusosi con un inatteso 5-4 (contro il 7-2 previsto), segnala un ridimensionamento dei rischi inflazionistici.
Il consenso degli analisti prevede una sottoperformance della sterlina rispetto ai cross europei, supportando raccomandazioni di posizioni “long” su EUR/GBP.
CNY – Nel panorama macroeconomico del 2026, lo yuan cinese si è imposto non solo come valuta domestica, ma come pilastro di stabilità strategica per l’intero comparto FX dei mercati emergenti asiatici (ex Giappone).
La forza dello yuan funge oggi da ancora gravitazionale per i flussi di capitale regionali, mitigando i rischi di volatilità esterna e offrendo una base di supporto per le valute a basso rendimento dell’area.
L’apprezzamento della valuta cinese è sostenuto da tre driver fondamentali che ne confermano la solidità:
1. Surplus record dell’export: la crescita delle esportazioni dovrebbe spingere il surplus commerciale verso il record di 1,4 trilioni di USD nel 2026 (rispetto agli 1,2 trilioni del 2025).
2. Policy shift sul cambio: il Vice Governatore della PBoC, Zou Lan, ha segnalato una maggiore tolleranza verso la flessibilità del cambio.
Questa visione è coerente con l’obiettivo del Presidente Xi Jinping di una “valuta potente“, dotata di status di riserva e ampiamente utilizzata nel commercio globale.
3. Valutazioni macroeconomiche: secondo la nostra modellistica lo yuan rimane significativamente sottovalutato, offrendo un margine di apprezzamento naturale che i policymaker sembrano ora disposti ad assecondare.
La forza dello yuan funge da ancora per le altre valute asiatiche.
In particolare, il ringgit malese è identificato come la valuta più sensibile ai movimenti dello yuan e si prevede che sovraperformi i suoi pari regionali grazie ai migliori fondamentali macro.
AUD – Il dollaro Australiano beneficia di un atteggiamento più hawkish della Reserve Bank of Australia (RBA).
Dopo il rialzo di 25 punti base a febbraio, prevediamo un ulteriore rialzo a maggio, portando il tasso al 4,1%.
Questo differenziale di tassi positivo e la forza delle materie prime (rame) supportano la tenuta dell’AUD/USD.
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