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10 Maggio 2019 – nota economica giornaliera

ITALIABanca d’Italia e Istat hanno diffuso per la prima volta una pubblicazione congiunta a frequenza annuale sulla ricchezza delle famiglie e delle società non finanziarie italiane.
A fine 2017 la ricchezza netta delle famiglie è stata pari a 9.743 miliardi di euro, pari a 8,4 volte il reddito disponibile: si tratta del massimo tra i G7, sebbene il gap rispetto agli altri Paesi si sia ridotto negli ultimi anni e per quanto la ricchezza netta pro-capite in migliaia di euro sia la più bassa tra i principali Paesi dopo la Germania (160.600 euro).
Nel confronto internazionale, le famiglie italiane spiccano rispetto agli altri Paesi per un più alto livello di attività non finanziarie (59% della ricchezza lorda) e per un più basso livello di passività.
La ricchezza netta delle famiglie è tornata ad aumentare nel 2017 (+1%), per la prima volta dopo tre anni di calo; l’incremento è dovuto alle attività finanziarie, in particolare ai guadagni in conto capitale sugli strumenti azionari, mentre è calato il valore delle attività reali (in diminuzione dal 2012).
Sempre a fine 2017, la ricchezza netta delle società non finanziarie è risultata pari a 1.053 miliardi, in crescita di ben +3,7% rispetto all’anno precedente. Anche in questo caso grazie alla componente finanziaria, che ha controbilanciato la contrazione delle attività reali e in particolare degli immobili.
Le imprese italiane si confermano poco indebitate nel confronto internazionale: i debiti finanziari risultano pari al 45% delle attività non finanziarie, la percentuale più bassa tra i G7 dopo la Germania (la tendenza degli ultimi anni è stabile).

FRANCIA – A marzo la produzione industriale è calata ben oltre le attese di -0,9% m/m (da 0,4% m/m) in gran parte a causa del crollo della produzione manifatturiera. Il dato di marzo lascia comunque l’output in rotta per un recupero nel primo trimestre dopo il crollo di fine 2018.

GERMANIA – Le esportazioni sono cresciute di 1,5% m/m in marzo, a fronte di un incremento di 0,4% m/m delle importazioni. I dati sono migliori delle attese, come già accaduto per la produzione industriale. La variazione delle esportazioni di febbraio è stata rivista a -1,2% m/m.

PAESI BASSI – A marzo la produzione manifatturiera è calata di -0,5% m/m, che segue un -0,4% m/m in febbraio (rivisto da +0,1%).

STATI UNITI
– Il PPI ad aprile aumenta di 0,2% m/m, in linea con le attese. L’indice incorpora un netto aumento dei prezzi dei servizi finanziari, che avevano subito un’ampia correzione a inizio anno e avevano contribuito a frenare la dinamica dei prezzi al consumo. Questo corrobora la visione del FOMC secondo cui una parte del rallentamento dell’inflazione di questi mesi è dovuto a fattori transitori.
– I nuovi sussidi di disoccupazione nella settimana conclusa il 4 maggio sono poco variati a 228 mila (da 230 mila della settimana precedente), su livelli più elevati rispetto a marzo, ma sempre storicamente bassi. I dati di aprile potrebbero essere influenzati dalla difficoltà di destagionalizzazione intorno a Pasqua.
– Il deficit della bilancia commerciale a marzo aumenta a -50 mld (da -49,3 mld di febbraio), con le esportazioni in rialzo di 1% m/m e le importazioni in crescita di 1,1% m/m.
A marzo, come a gennaio, le esportazioni sono state spinte da una ripresa nel comparto della soia, con destinazione Cina; questo movimento potrebbe invertirsi di nuovo alla luce delle tensioni nei negoziati di quest’ultima settimana. In base ai dati di marzo, il contributo del canale estero alla crescita del 1° trimestre dovrebbe restare molto elevato, intorno a 1 pp.

 

COMMENTI:

STATI UNITI – Il presidente Trump ha deciso di procedere con il rialzo al 25% dei dazi USA su 200 mld di importazioni dalla Cina a partire dalla mezzanotte di oggi e ha riaffermato la volontà di introdurre dazi del 25% su altri 325 mld di importazioni, dando istruzioni all’US Trade Representative (USTR) di iniziare a predisporre le condizioni amministrative per attuare nuove misure.
Gran parte delle importazioni soggette al rialzo dei dazi che entrerà in vigore da domani sono beni capitali e/o intermedi, ma circa 40 mld sono beni di consumo.
Invece le eventuali misure sugli ulteriori 325 mld di importazioni colpirebbero prevalentemente beni di consumo, dall’elettronica all’abbigliamento. Secondo stime della Tax Foundation, il rialzo dei dazi al 25% su 200 mld di dollari di import cinesi avrebbe un effetto negativo sulla crescita di circa -0,1 pp. In caso di implementazione di dazi del 25% sui restanti 325 mld di importazioni dalla Cina, l’effetto stimato sul PIL sarebbe pari a –0,2 pp.
I dazi applicati finora sulle importazioni cinesi (25% su 50 mld e 10% su 200 mld) dovrebbero aver frenato la crescita complessivamente di circa -0,1 pp. Per ora, dal 3 maggio il renminbi ha ceduto soltanto lo 0,9% contro dollaro, ma è plausibile una svalutazione ben più ampia se l’escalation sarà confermata.
Per dare maggiore credibilità alla propria strategia, Trump ha dichiarato di essere “diverso da molte altre persone”, dato che pensa che “i dazi siano molto potenti” per gli USA.
La Cina ha ribadito che intende agire con le contromisure necessarie, per ora non identificate. L’annuncio del rialzo dei dazi USA è avvenuto mentre è in corso l’incontro fra le delegazioni cinese e americana, iniziato giovedì, in un clima di tensioni elevate.
Una settimana fa si prevedeva che oggi avrebbe potuto essere annunciata la data di un summit fra i presidenti Trump e Xi. Invece, nella migliore delle ipotesi, potrà essere confermato il proseguimento dei negoziati, mentre le parti cercano di ricostruire un accordo che potrebbe richiedere tempo, alla luce della divergenza di opinioni su alcuni temi cruciali che sembravano essere stati risolti.
Per gli Stati Uniti, è problematico avere ancora aperto il fronte delle discussioni con la Cina, mentre resta ancora da approvare il nuovo NAFTA, si stanno discutendo trattati bilaterali con l’UE e con il Giappone e potrebbe aprirsi la prossima settimana il fronte dei dazi sul settore auto.
Infatti, il presidente Trump ha tempo fino al 17 maggio per decidere se intervenire sulla base delle raccomandazioni del rapporto preparato dal Commerce Department sul settore auto: Trump dovrà indicare se intende perseguire le indicazioni del rapporto, che indica come le importazioni di auto rappresentano una minaccia per la sicurezza nazionale da affrontare con misure di contenimento, fra cui dazi e/o quote.

L’indice del dollaro è calato nella notte dopo un’altra giornata negative sulle borse e a seguito degli sviluppi sul fronte del commercio internazionale; tuttavia, molti operatori continuano a vedere le tariffe come una strategia negoziale di Trump per costringere la Cina a chiudere al più presto i negoziati. Un effetto collaterale dell’annuncio di maggiori dazi punitivi contro le importazioni dalla Cina è il deprezzamento del renminbi, che ha ceduto negli ultimi 7 giorni l’1,4% contro dollaro.

L’euro ha registrato un rafforzamento dello 0,3% contro il biglietto verde portandosi a 1,1230. I dati americani di inflazione di oggi potrebbero contrastare il trend ribassista per il dollaro.

La sterlina, poco mossa ieri sia contro USD sia contro EUR, sarà sensibile oggi al dato sul PIL del primo trimestre, atteso in accelerazione. C’è però il rischio di sorprese negative sulla valuta legate puramente dall’accumulo di scorte in vista della Brexit.

Prosegue, come prevedibile nell’attuale contesto di risk-off, il rafforzamento dello yen, che si porta a 109,77 (+0,2%). Ci aspettiamo che questo movimento sia di corto respiro, ma l’eventuale estensione dei dazi punitivi prospettata da Trump rinvierebbe ulteriormente il rimbalzo.

 

MARKET MOVERs:

ITALIA – La produzione industriale è attesa in calo di -0,8% m/m a marzo, ovvero dovrebbe all’incirca annullare l’incremento messo a segno a febbraio. Il contributo dell’energia dovrebbe essere negativo. Su base annua, l’output dovrebbe tornare in rosso, a -1,3% (corretto per i giorni lavorativi) da 0,9% precedente. È verosimile che la flessione sia proseguita ad aprile e maggio, anche per via dei ponti festivi a cavallo dei due mesi. L’andamento delle indagini è ancora coerente con una contrazione dell’attività.

STATI UNITI – Il CPI ad aprile dovrebbe essere in rialzo di 0,4% m/m. L’indice core è previsto in aumento di 0,2% m/m (2,1% a/a) come a marzo.
Alla luce della debolezza registrata dal deflatore core nel 1° trimestre e del trend verso il basso delle aspettative, l’inflazione giocherà un ruolo importante per la comunicazione della Fed nei prossimi mesi. I prezzi dei beni core nel CPI di marzo erano in calo di -0,2% m/m, con una spinta verso il basso dall’abbigliamento (-1,9% m/m) e dalle auto usate (-0,4% m/m).
Una nuova metodologia di rilevazione per l’abbigliamento è probabilmente la causa della forte correzione nel settore a marzo e sarà da vedere se gli effetti (transitori) delle modifiche saranno esauriti o proseguiranno, in misura minore, anche ad aprile.
Per i servizi ex-energia, la variazione è stata in linea con il trend (0,3% m/m), con alcune voci deboli (tariffe aeree, tariffe delle visite mediche), e la maggior parte delle altre in aumento solido (affitti +0,4% m/m, affitti figurativi +0,3% m/m).
La previsione per aprile è di variazione al trend per i servizi ex-energia e di modesta ripresa nel comparto dei beni, con un contributo positivo dall’abbigliamento, che dovrebbe ritornare su un sentiero più regolare dopo l’effetto transitorio della nuova metodologia.
L’inflazione annua dovrebbe essere al 2,1% a/a, sia per l’indice headline sia per quello core.
Per l’indice core, il trend dell’inflazione è verso il basso da metà 2018, ma ci dovrebbe essere una stabilizzazione nei prossimi mesi, seguita da un riavvicinamento al 2% fra fine 2019 e inizio 2020.